Attenzione
Il simposio ha ridato vita alla piazza del Duomo
CARRARA. Il primo “Simposio Internazionale di Scultura a Mano” prosegue in piazza del Duomo: è stato prorogato fino a oggi. Fra gli artisti, Ugo Del Nero, il mortalaio ricorda i tempi che furono,...
CARRARA. Il primo “Simposio Internazionale di Scultura a Mano” prosegue in piazza del Duomo: è stato prorogato fino a oggi. Fra gli artisti, Ugo Del Nero, il mortalaio ricorda i tempi che furono, quando Carrara poteva dirsi città: «Ora non si può certo dire lo stesso - afferma - ricordo Piazza del Duomo, i negozi, i laboratori, ora non c'è più nulla...se non ci fossero questi ragazzi Carrara sarebbe morta». E i ragazzi sono gli scultori del simposio, alcuni studenti dell'Accademia, altri artisti già affermati. «E pensare che vengono da tutto il mondo per lavorare questo marmo che noi svendiamo a blocchi - aggiunge Del Nero - mentre gli antichi mestieri, come quelli dei mortalai non li fa più nessuno, è un'intera cultura che va a perdersi».
E, in effetti, qualcosa da dire avrebbero anche gli artisti: «È incredibile - afferma Fabio Rebora, Presidente dell'Associazione Ponti di Ferro, fra i promotori del simposio e anche artista - vedere quanti soldi si spendano per “grandi” eventi che poi si rivelano flop assoluti e quanto non si presti attenzione a chi, volontariamente, si spenda per la cultura». Il concetto è sempre lo stesso, il medesimo che ha animato gli eventi svoltisi l'estate scorsa ai Ponti di Ferro: «E’ sufficiente la passione per il proprio lavoro e per la città nella quale si vive, la voglia di condividere e, soprattutto tanto amore per un materiale troppo spesso violato, come il marmo che ci regalano queste montagne uniche. Basta poco insomma, basta questo per creare eventi e cultura vera, però certo, noi non proveniamo da quegli ambienti blasonati tanto cari a questa Amministrazione». Una polemica? «No, affatto, non intendo in alcun modo fare polemica, prendo semplicemente atto della situazione, che è sotto gli occhi di tutti, e dell'amarezza che provo quando vedo che questa città getta il meglio della sua storia e delle sue vere ricchezze. Non posso fare a meno, ad esempio - prosegue, - di pensare a quella Biennale di due o tre anni fa, ai soldi spesi per realizzarla in luoghi fatiscenti e abbandonati. Milioni di euro per realizzare impianti a norma e mettere in sicurezza luoghi che, una volta utilizzati, sarebbero piombati nuovamente nella condizione di abbandono nella quale versavano... mi domando - prosegue - se si fossero utilizzati gli spazi esistenti, il Centro di Arti Plastiche, che è una realtà concepita per questa tipologia di eventi e, magari, investiti gli stessi fondi per il recupero reale di spazi pubblici, la città non ci avrebbe guadagnato davvero? Non potrebbe oggi fruire veramente di luoghi pensati per realizzare eventi culturali?».
Barbara Monaco
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