Il Tirreno

Gli ex Syntech: in piazza con mogli e figli

Gli ex Syntech: in piazza con mogli e figli

Senza cassa integrazione da agosto, gli operai dividono l’acconto con i colleghi che non possono averlo. E protestano

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MASSA. Ultima busta paga ricevuta: agosto. Da allora, da più di tre mesi, i 43 (ex) lavoratori della Syntech non hanno più visto un euro. Il rinnovo della cassa integrazione è bloccato, per un disguido burocratico – pare che in Provincia abbiano sbagliato le pratiche – se ne riparlerà ad anno nuovo. Potranno avere, questo è quanto concesso dall’azienda – il gruppo Estel di Thiene (Vicenza) – un anticipo di 500 euro prima di Natale. Ma non tutti. Cinque-sei degli operai, quelli che non hanno il Tfr per garantire l’anticipo, sono stati esclusi dall’erogazione da questa magrissima tredicesima.

«Siamo alla disperazione», dicono quasi con semplicità gli operai dal presidio che hanno allestito ieri mattina in via Catagnina, vicino al mercatino del riuso natalizio. Disperati ma non rassegnati. E ancor meno egoisti: hanno deciso di autotassarsi per fare avere l’acconto anche ai colleghi esclusi. «Alla fine avremo 420 euro ciascuno, invece di 500. Però nessuno sarà escluso», spiega Raffaele Angelino, ex rappresentante della Rsu e “voce” dei lavoratori Syntech. Un piccolo gesto di solidarietà che Estel non ha pensato di fare. E, in fondo, per l’azienda si trattava di tirare fuori 2.500 euro...

Non rassegnati e decisi a farsi sentire. «Siamo una quarantina, non 2-300 come quelli della Eaton. Però siamo anche noi senza lavoro. E questo dramma è anche delle nostre famiglie, dei lavoratori dell’indotto. Alla fine, se si fanno i conti, siamo una piccola Eaton», dice ancora Angelino. E allora, si sono detti gli ex Syntech, facciamo come “i compagni di sventura” della Eaton: scendiamo in piazza, assediamo il Comune. E per avere la massa critica degli ex Eaton, questa la loro idea, in corteo portiamoci anche le mogli, le fidanzate, i figli, i genitori a carico. L’appuntamento è fissato: si ritroveranno venerdì 19 sotto palazzo civico, con famiglie al completo.

La manifestazione, spiegano i lavoratori, servirà a riaccendere i riflettori su questo ennesimo caso di azienda “in fuga”. Il gruppo Estel è sceso a Massa nel non lontano 2005, in un quadro di ampliamento della sua attività di produzione di mobili per ufficio. Lo scorso anno, la decisione di chiudere tutto, “per mancanza di mercato” e di concentrare di nuovo la produzione nel Vicentino. Lasciando a casa 43 operai. Per i quali, finora, non si è aperto neanche uno spiraglio di “ricollocazione”. «Sappiamo che è difficile, soprattutto di questi tempi – dice Angelino – trovare imprenditori disponibili a investire e assumere. Ma questo capannone è moderno, ben attrezzato, dotato di un impianto fotovoltaico che ne assicura l’autosufficienza energetica. Ha personale qualificato e non deve essere sottoposta a bonifiche». Una struttura appetibile e “chiavi in mano”, insomma, che può trovare più di altre imprenditori interessati.

Dopo un incontro con l’assessore regionale Gianfranco Simoncini, il mese scorso, i sindacati hanno ottenuto che Sviluppo Toscana e Attrattive investimenti, le agenzie regionali per la reindustrializzazione, si attivino per promuovere sul mercato la ex Syntech. I suoi operai ci contano.

Claudio Figaia

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