Sicurezza
Dante Rossi, fabbro e cavatore: a 65 anni parto per l’Australia
Ha già lavorato all’estero in Colorado e in Messico: «Lavoro da quando avevo 13 anni, ma non posso fermarmi»
CARRARA. L'ultimo fabbro della Provincia è lui: Dante Rossi di Torano, ultimo di una stirpe che si perde nel tempo, fabbro il padre, fabbro il nonno. Fabbro sì, ma specializzato in attrezzi da cava: «Ho cominciato da bambino - afferma - accanto a mio padre, era il tempo in cui si fabbricavano due o trecento punte al giorno e i fabbri a Massa-Carrara erano 110». 65 anni, di cui 52 di lavoro e di andare in pensione non se ne parla proprio. Perché Dante di lavoro non fa il fabbro, ma il cavatore: «Uno dei migliori di Carrara, o almeno - si schermisce - così dicono. Il mestiere del fabbro l'ho ereditato e, quando mio padre è morto, l'ho praticato nel tempo libero, per gli amici, perché tutti me lo chiedevano, non era rimasto nessuno, ma non ho mai chiesto un centesimo».
Cavatore da sempre, specializzato nel togliere e selezionare il materiale, talmente bravo che le sue mani sono finite ad essere il soggetto principale della tesi di laurea di una studentessa di scultura dell'Accademia di Belle Arti e lui ad esser richiesto un po' ovunque: «Quando avevo appena 25 anni - afferma - mi offrirono un lavoro in Sud Africa, ma lo rifiutai... mia moglie era incinta e non volevo allontanarmi così tanto da lei, poi in Messico, infine in Colorado, dove rimasi un anno». C'è il bianco Calacata in Colorado: «Ma certo col nostro non ci sono paragoni - sottolinea - quello americano ha la grana molto più grossa. Lavoravamo in galleria, ad 2800 metri di altezza con una temperatura compresa tra i 28 e i 30 gradi sotto lo zero, ma io sono rimasto a casa solo tre volte». Sì, ma una di quelle fu per preparare un pranzo italiano a dei bancari in visita: «Tagliolini nei fagioli, baccalà, muscoli ripieni, tutti rimasero estasiati, tanto che qualcuno mi propose anche di aprire un ristorante lì... sono sicuro - scherza - che sarebbero bastati pochi mesi ancora e anche Obama sarebbe venuto a mangiare da me!».
Continua a lavorare Dante: «Sto aspettando per andare in Australia - afferma - ormai sanno che so adattarmi bene ovunque». Ma la questione è anche un'altra: con 5 figli e 10 nipoti,un mutuo da pagare, è ancora necessario lavorare, in pensione non si può ancora andare: «Allora, se le regole sono cambiate e 52 anni di lavoro non bastano, preferisco andare in trasferta e guadagnare qualcosa di più».
Eh sì, perché la storia è sempre la stessa... «I padroni sono ingordi - afferma mostrando la maglietta rosso nera del Germinal - loro la crisi non la sentono mai, sono sempre gli operai a dover tirare il carretto, anche se con quello che abbiamo qui, tutti quelli che vivono ai piedi di questi monti dovrebbero essere dei signori».
Ma il marmo, che fine farà? «Io lo dico sempre: il marmo non finisce, perché la vena continua a camminare. L'unico problema - prosegue - sono le tecniche che usano adesso, con la tecnologia si va troppo in fretta, non si escava più come una volta: adesso ci troviamo nella situazione che spesso la bancata va tolta perché non si stacchi da sola...è anche molto pericoloso». Anche ieri Dante Rossi era nuovamente in Piazza del Duomo, per fabbricare i suoi fantastici attrezzi da scultura: «Questi ragazzi vanno incentivati - sostiene riferendosi ai partecipanti al Simposio - io li aiuto come posso, perché mi piace la loro serietà, ce ne vorrebbe di più dappertutto, a tutti i livelli».
Barbara Monaco
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