Sicurezza
Rischio licenziamenti alla San Carlo
Il sindacato Usi attacca la proprietà e il Comune: «Si disinteressa del bene pubblico e degli operai»
MASSA. Sei operai a casa, in cassa integrazione. Sei operai che da giugno non percepiscono l’indennità della cassa integrazione. Di questi sei solo tre vengono sporadicamente chiamati per fare un ridottissimo imbottigliamento. La realtà della San Carlo è oggi questa. «Un’azienda che annaspa vivendo alla giornata – accusa Giancarlo Attuoni dell’Unione sindacale italiana (Usi) – e un’amministrazione comunale che, per essere buoni, si disinteressa non solo dell’azienda di imbottigliamento, ma di tutto un territorio termale che potrebbe essere una eccellenza in Italia, in virtù delle caratteristiche della sua acqua».
L’Usi segue “da sempre” le vicende di questa piccola ma importante realtà di produzione di acqua minerale (una delle migliori d’Italia) e ricorda come già tempo fa avesse chiesto che il Comune si facesse carico di organizzare un incontro tra lavoratori e proprietà, «non solo per tutelare la situazione occupazionale ma anche per salvaguardare un bene collettivo dato in concessione, interesse diretto dell’amministrazione». Ebbene, dice Attuoni, «nonostante l’impegno preso dal sindaco Volpi di darci una risposta in breve tempo, nulla si è più saputo. Alla fine, dopo alcune richieste, siamo riusciti a ottenere un incontro con la proprietà e quanto emerso conferma le nostre ipotesi. Gli operai verranno licenziati. Sicuramente tre, se non tutti. E quelli che rimarranno, saranno inquadrati con contratti a chiamata, per essere utilizzati solo quando ci sarà da evadere gli sporadici ordini che arriveranno».
Il sindacato accusa la proprietà - una società che fa capo a Emilio Taddeucci e Massimiliano Dini – di «avere rilevato la San Carlo senza aver la minima idea di che fare». Ricordando anche quando «dal magico cilindro dell’ex sindaco Pucci saltò fuori la Profarm, seria azienda di Parma, che manifestò l’interesse all’acquisto, presentandosi con tanto di piani commerciali e aziendali. Un piano per 1,5 milioni di bottiglie che cadde nel vuoto quando ci fu il passaggio di proprietà dell’azienda».
La condotta nei confronti dei dipendenti viene poi definita «a dir poco insolente. Non solo rifiutano ogni richiesta di incontro collettivo, ma tendono anche creare divisioni tra loro». Insomma, secondo l’Usi la San Carlo è «una vergogna». Ma la vergogna è anche, sostiene, «dell’amministrazione perchè non solo permette che tutto questo avvenga, ma anche perché lascia abbandonata a se stessa una importante risorsa economica per il territorio. Un disinteresse talmente sfacciato che alcune volte ci ha fatto pensare all’esistenza di progetti più o meno oscuri attorno ai terreni e alle sorgenti. Si pensava che qualcosa fosse cambiato con la giunta nuova, ma visto la partenza, probabilmente nulla è cambiato».
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