Il Tirreno

Processo Calevo, difesa di Destri all’attacco

Gli avvocati Feliciani e Antonini chiedono il vaglio delle intercettazioni sul sequestro dell’imprenditore

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SARZANA. Tutto rimandato al prossimo 12 dicembre. Il processo per il sequestro dell'imprenditore Andrea Calevo, prelevato dalla sua casa di Lerici il 16 dicembre del 2012, fa registrare la seconda udienza tenuta ieri al Palazzo di Giustizia della Spezia. Un primo assaggio di quello che potrebbe essere lo sviluppo futuro di un caso ormai assunto alla ribalta nazionale.

La mattinata ha avuto come fulcro le eccezioni sollevate dalla difesa di Pierluigi Destri e degli altri tre imputati, che ha lamentato l'impossibilità di poter fare copia di tutte le intercettazioni, sia ambientali che telefoniche, che sono parte del corpo delle indagini. Indagini che avevano coinvolto la Direzione distrettuale antimafia di Genova e decine e decine di uomini di Polzia, Carabinieri e Guardia di finanza. Perquisizioni, posti di blocco, elicotteri con sistemi a infrarosso: le ricerche di Calevo avevano visto un massiccio impiego di uomini e mezzi anche molto sofisticati.

Intercettazioni telefoniche sui cellulari di Pierluigi Destri e del nipote Davide Bandoni, ma anche cimici come quella piazzata sul furgone Peugeot usato dai sequestratori e immortalato dalle telecamere di sorveglianza di un magazzino mentre seguiva l'Audi A1 di Calevo, la sera stessa del sequestro. In aula ieri c'erano l'avvocato Andrea Corradino, che assiste Andrea Calevo, e Fabio Sommovigo, che invece opera per conto della madre di Calevo, Sandra Potestà; a difendere Destri gli avvocati Giuliana Feliciani e Valentina Antonini.

I giudici hanno respinto l'eccezione dopo più di un'ora in camera di consiglio, rinviando il processo al prossimo giovedì, quando verrà fatta la selezione delle trascrizioni telefoniche. Siamo quindi ancora lontano dal vivo e i primi veri interrogatori arriveranno presumibilmente solo con l'anno nuovo.

Oggi intanto l'avvocato Corradino, insieme alla collega Silvia Rossi, sarano a Genova dove si svolge l'altra parte del processo, quella che riguarda l'albanese Emiljano Shota, estradato nell'agosto scorso dal suo Paese natale. Anche in questo caso bisognerà comunque aspettare gennaio per vedere il processo entrare nel vivo.

Andrea Bonatti

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