Proteste
Bonifiche, deciderà la Corte Europea
L’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato ha chiesto ai giudici in Lussemburgo il parere sul “chi inquina paga”
CARRARA. Dieci anni dopo la tassa marmi, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea torna a occuparsi di un caso-chiave per la nostra provincia: il Consiglio di Stato in adunanza plenaria ha infatti deciso di trasmettere in Lussemburgo tutte le carte relative all’ormai annoso contenzioso sul Sin, il Sito di interesse nazionale e soprattutto sui costi della bonifica. Finora, il Tar della Toscana aveva sempre fatto valere il principio comunitario del “chi inquina, paga”, dando ragione alle varie e numerose aziende ch negli anni avevano contestato le prescrizioni del ministero che invece chiedevano alle società subentrate nei terreni poi inseriti nel Sin di sobbarcarsi i costosi lavori di messa in sicurezza ambientale.
In queste settimane, però, mano a mano che il Ministero dell’Ambiente, il Ministero della Salute e l’Ispra - Istituto Superiore per la Protezione e a Ricerca Ambientale, ha presentato i ricorsi di appello, il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (adunanza plenaria) ha pronunciato l’ordinanza di rinvio pregiudiziale alla corte di giustizia dell’Unione Europea. La decisione della Corte di Giustizia sarà inappellabile.
I primi ricorsi del Ministero sono stati contro Fipa Group srl, Tws Automation srl e Ivan srl; Edison spa; Ediltecnica; e nei confronti di Comune di Massa, Regione Toscana, Provincia di Massa-Carrara, Comune di Carrara, Arpat – Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana, non costituitisi.
In sostanza, a detta del Ministero, il principio “chi inquina paga” dovrebbe essere inteso nel senso che la responsabilità degli operatori economici proprietari o utilizzatori di aree industriali ricadenti nell’ambito di siti inquinati si qualificherebbe quale “oggettiva responsabilità imprenditoriale”, e quindi i proprietari delle aree sarebbero tenuti a sostenere integralmente gli oneri necessari a garantire la tutela dell’ambiente (ad esempio, mediante la realizzazione degli interventi di messa in sicurezza d’emergenza). Fatto salvo, il diritto di rivalsa da parte del proprietario nei confronti del responsabile.
Quindi, il Ministero cerca di far ricadere sulle società acquirenti gli oneri delle bonifiche. Tecnicamente, è accaduto che la sesta sezione del Consiglio di Stato ha rimesso all’adunanza plenaria la decisione rispetto a chi debba realizzare le misure di messa in sicurezza di emergenza: insomma, su come “distribuire” gli obblighi tra l’autore dell’inquinamento – sia o meno esso proprietario dell’area – e il proprietario che risulti tale al momento in cui l’amministrazione ordina le misure imposte dalla legge.
Ed è l’Adunanza Plenaria ad aver deciso di passare la “palla” alla Corte di Giustizia Europea, che dovrà stabilire se un Ministero possa imporre al proprietario di un’area inquinata, che non sia anche l’autore dell’inquinamento, l’obbligo di porre in essere le misure di messa in sicurezza di emergenza. In giurisprudenza vi sono state diverse interpretazioni, ma quella prevalente secondo il Consiglio di Stato è che l’Amministrazione nazionale non possa imporre al proprietario non responsabile della contaminazione misure di messa in sicurezza d’emergenza o di bonifica del sito inquinato. A tale indirizzo, da un lato l’Adunanza Plenaria ritiene di dover dare continuità, «in quanto esso, alla luce delle considerazioni già svolte, esprime l’unica interpretazione compatibile con il tenore letterale delle disposizioni in esame».
Ma, dall’altro lato, aggiunge che «il quadro normativo nazionale così ricostruito solleva alcuni dubbi di compatibilità con l’ordinamento dell’Unione Europea, in particolare con i principi che questo detta in materia ambientale». Da qui, come detto, la decisione di chiedere alla Corte Europea di Giustizia la “reale portata” dei principi che ispirano la normativa comunitaria in materia ambientale, ed in particolare «del principio “chi inquina paga”, del principio di precauzione, del principio dell’azione preventiva e del principio della correzione, in via prioritaria alla fonte dei danni causati all’ambiente».
Insomma, l’ultima parola spetta ai giudici lussemburghesi. La decisione definitiva è attesa per il prossimo anno.(m.b.)
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