Sicurezza
La sfida dei civatiani: cambiare il Pd per farlo ripartire
CARRARA. Per cambiare il Partito Democratico serve Pippo Civati: è questo lo slogan che i “civatiani” hanno lanciato ieri mattina dalla sede provinciale del Pd di via Groppini in vista delle...
CARRARA. Per cambiare il Partito Democratico serve Pippo Civati: è questo lo slogan che i “civatiani” hanno lanciato ieri mattina dalla sede provinciale del Pd di via Groppini in vista delle primarie dell’8 dicembre. Milene Mucci, Antonio Tondini, Giulio Francesconi, Massimo Dadà e Emanuela Bondielli sono i quattro nomi che i cittadini apuani troveranno sulla lista a sostegno della mozione “Civati” che ha, come parole d’ordine, trasparenza, partecipazione e cambiamento. «Non è un caso, che sia a livello nazionale sia a livello locale questa lista non abbia ricevuto “endorsement” da dirigenti o nomi illustri del partito» ha esordito Milene Mucci: i sostenitori di Civati sono quasi tutti “outsider”, militanti anche di lungo corso che però non hanno mai avuto incarichi “importanti” all’interno del Pd. Tra i “civatiani” apuani troviamo l’imprenditrice Margherita Dogliani, alcuni amministratori locali come il sindaco di Tresana Oriano Valenti, gli assessori Mirco Bonassi, Antonio Morriconi e qualche segretario di circolo come Luca Nicolini, Francesca Fialdini e Luciana Venturini. Una voglia di cambiamento ribadita da Antonio Tondini, potremolese, che ha spiegato: «Dobbiamo eleggere un segretario che faccia ripartire il partito». «Dall’adesione alla Carta di Pisa al no alla chiusura dell’Opa – ha aggiunto Giulio Francesconi, consigliere comunale a Montignoso - anche a livello locale le “divergenze” con la dirigenza sono tante». «Abbiamo disimparato a confrontarci con i cittadini, si parla solo di incarichi e poltrone. Anche ai congressi c’è poco dibattito perché sembra sia stato introdotto il reato di lesa maestà. Questo deve cambiare» ha spiegato Massimo Dadà, sindaco di Fosdinovo. Critiche e richieste di innovazione che però, hanno precisato all’unisono i “civatiani” partono da un presupposto: «nessuno di noi è intenzionato a lasciare il Pd, vogliamo cambiarlo da dentro».
(c.ch.)
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