Toscana
La politica va in carcere per la festa della Toscana
Ieri il consiglio comunale straordinario congiunto tra Massa e Montignoso La lezione del sindaco-professore Volpi si mischia all’emozione dei detenuti
MASSA. Per arrivare nella sala dove si sarebbe svolto il consiglio comunale bisognava prima dare le credenziali, lasciare tutte le proprie cose all’ingresso, e con solo un block notes e una penna percorrere un lungo corridoio bianco con porte di ferro colorate di celeste, passando davanti a una fila di detenuti che aspettavano di entrare. Un percorso reale ma anche simbolico nel mondo dei diritti che rendeva chiaro come quel consiglio congiunto fra il Comune di Massa e quello di Montignoso, indetto per la Festa della Toscana nel giorno stesso in cui fu abolita la pena di morte nella regione – il 30 novembre 1786 - fosse davvero straordinario.
Straordinario per il tema, straordinario per i partecipanti, ma soprattutto straordinario per il luogo in cui si è tenuto: il carcere di Massa, individuato come luogo di riconoscimento dei diritti. La sala era gremita, anche se entrambe le giunte non erano al completo. Di entrambi erano presenti esponenti della maggioranza, degli arancioni – per Massa - e del movimento 5 stelle, assente invece la destra. C’era poi la Provincia, la Prefettura e, in fondo sulla destra un gruppo di una ventina di detenuti, i veri protagonisti, forse, di quel consiglio straordinario, volto a ricordare come l’abolizione della pena di morte fu solo un primo passo nella direzione dei diritti umani.
«I diritti umani non sono figli della Toscana dell’800 - commenta il sindaco di Massa, Alessandro Volpi, da buon professore di storia contemporanea – ma della democrazia. È la costituzione italiana che inaugura un’epoca con al centro i diritti, anche quelli dei detenuti. È solo con essa che si crea la possibilità di creare un recupero nel carcere, in modo tale che si crei un collegamento tra il dentro e il fuori. Quello che il detenuto sarà quando uscirà, dipenderà da quello che ha vissuto dentro». Il leitmotiv del consiglio straordinario è stato questo: la tutela dei diritti dei carcerati, vittime loro stesse, di un sistema carcerario troppo spesso disumano, che invece di educare e di migliorare l’individuo nell’ottica di una sua reintegrazione nella società, lo danneggia. Questo il messaggio lanciato anche dai due detenuti che hanno preso la parola durante il consiglio. «Io sono entrato e uscito dalla galera diverse volte – racconta Claudio Caruso – e ho notato poche differenze negli anni. Sempre il problema del sovraffollamento, che forse peggiora, quello della sanità, che non è tempestiva e garantita e molto altro. Ma una cosa forse è cambiata: l’umanità. Prima venivamo sbattuti come bestie in gabbie e trattati malissimo, e questo non faceva che alimentare la nostra violenza. Ora ci trattano meglio, almeno qui a Massa». (m.c.)
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