Il Tirreno

«Ho rischiato la morte nell’alluvione, e ancora non mi sento al sicuro»

«Ho rischiato la morte nell’alluvione, e ancora non mi sento al sicuro»

Massimiliano Confalonieri racconta la sua odissea e i timori legati a una condotta che passa nel terreno di un vicino

4 MINUTI DI LETTURA





CARRARA. «Quando abbiamo visto sul televisore il disastro accaduto in Sardegna... abbiamo rivissuto l’alluvione dello scorso anno. Quel giorno ho rischiato di morire nella mia casa»: Massimiliano Confalonieri, 61 anni, abita in via Casalina a Bonascola e la sua non è solo una storia finita bene essendosi salvato nuotando sott’acqua dentro il seminterrato, ma è una storia di paura che continua, ogni volta che piove e che passa le notti sveglio con l’ansia, a guardare fuori dalla finestra. I suoi timori sono legati a una vicenda che coinvolge un suo vicino di casa. E’ una storia che ora Confalonieri ha messo nelle mani di un legale, fatta di ordinanze del Comune a quel suo vicino, perché vengano eseguiti lavori di messa in sicurezza. Nel mirino un muro, e soprattutto un canale che in un tratto «è stato tombato».

La sera dell’alluvione del novembre 2012, Massimiliano Confalonieri aveva detto alla moglie Giuliana di mettersi al sicuro mentre l’acqua era dappertutto e saliva, nella strada e sul retro dove ci sono altre case e la collina. E da dove scende il canale di Casalina.

«Cercavo di arginare l’acqua, ero sceso nel seminterrato per prendere degli oggetti, improvvisamente un’ondata ha sfondato la porta sul retro, mi sono trovato con l’acqua quasi al soffitto, avevo solo la testa fuori». Appassionato sub, una carriera in Marina, e l’istinto di sopravvivenza: tre elementi che hanno fatto la differenza fra il lasciarsi vincere dal terrore e il reagire. «Non c’era tempo per riflettere, avrei fatto la fine del topo, così mi sono immerso e ho raggiunto a nuoto gli scalini per risalire al piano di sopra. Ora, quando piove, mi prende lo stato di ansia».

Mostra, al piano rialzato della casa, che l’acqua aveva raggiunto il livello di un metro. «Abbiamo perso tutto – dice la moglie – abbiamo subito un danno di 70mila euro». Il garage non lo usano più perchè ci entra l’acqua.

«Io non ce l’ho con nessuno, non sono contro nessuno – dice Confalonieri - ma vorrei solo che la mia situazione fosse risolta, vorrei sentirmi sicuro in casa mia». E racconta l’odissea fatta di richieste a più riprese, inoltrate al Comune e poi alla Prefettura, più un esposto alla Procura, affinché fossero fatte rispettare due ordinanze dirette a un suo vicino. Una è dell’11 giugno 1999 «per far demolire 70 metri di un muro che confina con la mia casa». La seconda, del 7 agosto 2013 è scattata dopo l’alluvione e parla di una tubazione delle acque meteoriche di proprietà privata, danneggiata, che “non consente il regolare deflusso delle acque”. L’ordinanza che Confalonieri mostra, parla di “serio pregiudizio per la stabilità di una porzione rilevante di muri lungo il tracciato della tubazione”.

Confalonieri afferma che un pezzo di canale venne tombato ai piedi della collina, e che vi sarebbero collegate abitazioni costruite nel corso degli anni. «Noi non siamo collegati, abbiamo i nostri scarichi regolari, ma l’acqua che viene giù dalla collina finisce in quel canale», che a seguito dell’alluvione del 2012 avrebbe – spiega Confalonieri - «subito una strozzatura nel tratto in cui passa nella proprietà del vicino». Gli atti del Comune affinchè fossero fatti interventi in riferimento alle due ordinanze, ci sono, ma Confalonieri allarga le braccia: «Il muro è sempre lì, di fianco alla mia casa. Il 4 ottobre scorso il Comune mi ha scritto parlando di “situazione di disagio” venutasi a creare nella zona interessata e dicendo che erano state chieste ai destinatari delle ordinanze “eventuali verifiche e la realizzazione di lavori qualora si rendessero necessari a seguito delle suddette verifiche”, aggiungendo che per l’ordinanza del 1999 gli uffici erano “in procinto di avviare il procedimento per la messa in pristino dello stato dei luoghi”. Sulla questione aperta dal 1999 lo stesso anno ci fu un ricorso del vicino al Tar, nei confronti del Comune, ma l’iter non è andato avanti. A settembre avevo anche scritto al prefetto. Ora ho messo tutto in mano ai legali. Non intendo fare la guerra a nessuno. Ma ho posto alle istituzioni dei quesiti e vorrei risposte. Quanto dovrò ancora attendere per potermi sentire al sicuro? Hanno pulito bene il canale di Acquafiora, un tubo che si era rotto nella pubblica via di Casalina è stato riparato; ma c’è il resto del problema che mi assilla. In aprile c’era stata una riunione con i tecnici in Comune, per fare il punto sulla situazione in via Casalina, relativa agli interventi di somma urgenza per garantire il regolare e duraturo funzionamento della condotta e delle tubazioni di fognatura bianca. Insomma: c’è attualmente pericolo come si evince dall’ordinanza di agosto o no? Se piove posso stare tranquillo? E’ una situazione che potrebbe capitare a qualunque cittadino. Ho avuto tanta umanità dagli uffici comunali e dalla protezione civile, ma vorrei risposte dalle istituzioni per risolvere definitivamente il problema». Confalonieri ha installato una pompa per ogni evenienza, «ma viviamo nel terrore, ravvivato da quanto successo in Sardegna». Le cose che era riuscito a salvare dal fango e a mettere fuori dalla porta gliele hanno rubate. «Abbiamo perso sotto l’acqua – dice la moglie – anche le foto del nostro matrimonio».

Cinzia Carpita

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa