Il Tirreno

Così rinasce Vietina il borgo “della tranquillità”

di Manuela D'Angelo
Così rinasce Vietina il borgo “della tranquillità”

Disco verde al piano di recupero: via tutte le parti “nuove”, previsti una piazzetta e un parcheggio. E Gaia dice: niente piscine né alberghi ad alto consumo d’acqua

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MONTIGNOSO. Vietina, borgo storico di Montignoso, sorto circa 1300 anni fa, una manciata di famiglie a renderlo ancora abitabile, case antiche, una viabilità un po' datata, qualche problema con il sistema delle acque, bisognosa di interventi pubblici e privati, un cantuccio da salvaguardare. Si torna a parlare di questa piccola realtà nel comune di Montignoso perché il consiglio comunale ha approvato, nell'ultima seduta, il piano di recupero di Vietina che, essendo inserito in una zona di vincolo paesaggistico, ha dovuto superare la conferenza dei servizi indetta dalla Regione Toscana e le osservazioni di numerosi soggetti, tra cui Gaia e Arpat. L’amministrazione aveva già adottato il piano di recupero e adesso lo ha approvato definitivamente con le indicazioni di tutti i soggetti chiamati a dire la loro in materia di interventi urbanistici necessari quando si parla di zone "protette". In pratica, da oggi, qualsiasi tipo di intervento, pubblico o privato, che si intenda effettuare a Vietina, sarà controllato da precisi passaggi, dovrà avere determinate caratteristiche e sottostare a nuove regole, una disciplina insomma che, nella tutela e conservazione del patrimonio edilizio di origine storica, preveda interventi ed azioni tese a riqualificare il tessuto esistente.

Occuparsi di Vietina non è stato semplice, il piano di recupero è circoscritto a un numero relativamente basso di edifici sull'area collinare, con il borgo localizzato nella mezza costa del monte Folgorito, nella parte che da Piazza sale fino alle pendici dei principali rilievi costieri. Una zona montuosa caratterizzata da cime aguzze e fitti boschi, dove per secoli si è praticata la pastorizia e il tempo era scandito dalle migrazioni stagionali, d'estate verso gli alpeggi e d'inverno verso la pianura. Ancora oggi i sentieri che caratterizzavano questi spostamenti sono ben visibili. Nei secoli, naturalmente, l'aspetto edilizio del borgo è mutato, aggiungendo disordinate "parti nuove" a quelle antiche, intervento che in gergo architettonico si chiama “superfetazione”. Questi elementi potrebbero essere ristrutturati e nel piano viene detto come: numerose le indicazioni sulle coperture, le tessiture murarie, i solai, fino ad arrivare a come trattare porte, finestre, scale e recinzioni. La conferenza dei servizi ha chiesto anche la "rimozione di tutte le strutture e gli elementi architettonici incongrui rispetto alla tipologia storica dell'insediamento". Il piano di recupero prevederà anche lavori all'interno delle corti e sulle facciate che danno sulle strade, spesso unico punto luce di edifici ciechi. Quando le amministrazioni torneranno ad avere soldi, a Vietina saranno previsti anche lavori di "reperimento nuovi spazi pubblici" sia nella parte interna, dove dovrebbe sorgere una piazzetta, sia lungo la strada, che nel perimetro esterno dove verrà costruito un parcheggio. Interessante, ad esempio, il contributo di Gaia che per Vietina impone la necessità di "evitare che la riqualificazione dei volumi esistenti produca attività o insediamenti che possano produrre un forte consumo idrico" , come pure di "evitare interventi di verde urbano da pretendere un sistema di irrigazione con acqua da acquedotto" e che dice no alla “costruzione di piscine private e pubbliche" e ad "attività alberghiere o di ristorazione che necessitino di grandi dotazioni idriche”.

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