Finanza
«Cassa della Chiesaccia, ignorati i rischi»
La Procura scava ancora sull’impianto di espansione di Villafranca inserito tra le cause del disastro del 25 ottobre 2011
AULLA. C'è ancora un capitolo da affrontare nelle 25 pagine dell'avviso di conclusione delle indagini preliminari a carico dei tredici indagati nell'ambito dell'inchiesta sull'alluvione del 25 ottobre 2011. E' quello relativo alla cassa di espansione della Chiesaccia di Villafranca, un impianto che doveva servire a proteggere il fondovalle in caso di piena del Magra e che, invece, si sarebbe trasformato in uno strumento di distruzione e morte.
Per quanto riguarda la cassa di espansione, risultano indagati in quattro: l'ex presidente della Provincia di Massa Carrara, Osvaldo Angeli, attualmente commissario della stessa, e i dirigenti provinciali Giovanni Menna, Gianluca Barbieri e Stefano Michela, in qualità di responsabili del settore difesa del suolo. Tutti e quattro erano «titolari dell'obbligo giuridico di evitare - si può leggere nell'avviso di conclusione delle indagini preliminari - eventi pregiudizievoli ai danni della collettività della Provincia, avendo la stessa, per conto della quale e sotto il cui coordinamento è stata realizzata la cassa di espansione, la disponibilità dei luoghi dove insisteva l'opera in questione ed essendo tutti a conoscenza del non avvenuto collaudo, dunque del fatto che ancora la cassa non avrebbe dovuto essere messa in funzione».
Inoltre, la cassa di espansione della Chiesaccia, secondo la Procura, avrebbe presentato «motivi di criticità/inidoneità sotto il profilo del corretto funzionamento e della prevedibile presenza di pericoli per l'incolumità e per la vita altrui», quindi Angeli, Menna, Barbieri e Michela avrebbero dovuto vigilare affinchè «non venisse omessa la posa in opera di accorgimenti atti a impedirne il riempimento da parte delle acque del fiume e non venisse omesso di adottare misure di neutralizzazione dell'opera, quali, a esempio, la costruzione di una barriera provvisoria al di sopra dell'organo di carico, in modo da non rendere possibile l'entrata in esercizio dell'opera stessa».
Per loro, le ipotesi di reato formulate dai procuratori Aldo Giubilaro e Rossella Soffio, sono omicidio colposo e disastro colposo, visto che il mostro di acqua e fango che invase la città soffocò le vite di due persone, Enrica Pavoletti e Claudio Pozzi, devastando le scuole elementari e medie, le case popolari di quartiere Matteotti, tutti i negozi di via Resistenza e trascinando via decine di persone (diverse delle quali vive per miracolo, anche grazie all'eroismo di molti) e centinaia di auto. Infatti, secondo Giubilaro e Soffio, i quattro avrebbero provocato «il disastro consistito nell'alluvione di ampia parte dell'abitato del Comune di Aulla e la morte di Claudio Pozzi ed Enrica Pavoletti per asfissia meccanica acuta da annegamento, eventi verificatisi anche per effetto del riempimento della cassa di acqua del Magra, del collassamento pressochè istantaneo del margine a valle della stessa cassa, dell'abbattersi ugualmente istantaneo (come bomba d'acqua) di circa 300mila metri cubi di acqua della cassa sull'abitato di Aulla, distante 3,5 chilometri».
Nel frattempo, venerdì sera, durante il Tg1 delle 20, Aulla è tornata alla ribalta nazionale con un servizio sulla situazione a oltre due anni dall'alluvione, in cui si è fatto cenno all'inchiesta. Nel servizio sono stati mostrati il cinema-teatro "Città di Aulla" (ancora completamente distrutto e dove dovevano radunarsi i bambini evacuati dalle scuole), l'edificio delle medie in stato di grave abbandono, la cassa di espansione della Chiesaccia e canali di scolo che sembrano otturati. A intervenire erano quattro rappresentanti dell'associazione "Comitato rinascita Aulla e Lunigiana": il presidente Roberto Valettini, l'architetto Marco Crocini, Emanuela Ferrari e Rudy Calabrò.
Gianluca Uberti
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