Il dolore
Scattina: ecco perché mi sono astenuto
Area retroportuale, nuova presa di posizione destinata a far discutere per il consigliere di maggioranza
CARRARA. «Credo che il Nuovo Pignone prenda in giro i cittadini di Carrara. Già i nostri monti sono abbondantemente saccheggiati dagli industriali del marmo, con poca ricaduta sull’intera popolazione. Sarebbe auspicabile che Marina non diventasse il luogo in cui una multinazionale americana viene a inquinare, senza oltretutto una ricaduta occupazionale». E’ così che Giuseppe Scattina, consigliere eletto da indipendente nella lista della Federazione della Sinistra, ha annunciato il suo voto di astensione alla variante urbanistica approvata martedì scorso in consiglio comunale straordinario, che trasforma in terreno industriale parte dell’area retro portuale. Tale provvedimento, approvato con 14 voti favorevoli e 7 astensioni, ha tra i principali beneficiari il Nuovo Pignone, che potrà ampliarsi oltre i 40mila metri quadrati della Yard di viale Zaccagna ed espandere nel retro porto la sua attività industriale di costruzione di maxi-turbine a metano destinate all’Australia. Se consideriamo la forza con cui l’amministrazione comunale ha sostenuto l’insediamento del Pignone a Carrara, al punto da predisporre una variante ad hoc, possiamo comprendere che le parole e la scelta di voto di Scattina, consigliere di maggioranza non sempre allineato alle decisioni di palazzo, sono destinate a far discutere. «Ho deciso di astenermi -ha spiegato- perché non voglio rendermi responsabile di decisioni che potrebbero rivelarsi gravemente dannose per la popolazione». Il consigliere, in particolare, non condivide la scelta del Comune e della Regione, secondo i quali per le attività industriali del Nuovo Pignone a Carrara non sono state necessarie né la valutazione di impatto ambientale (Via), né quella ambientale strategica (Vas). Secondo Scattina, invece, la legge regionale 10/2010 prevede che la Via è obbligatoria per gli impianti in cui si testano turbine “quando l’area impegnata supera i 500 metri quadrati”, caso che riguarderebbe anche lo stabilimento del Pignone a Carrara.
«Il sindaco Zubbani -afferma il consigliere- ha giustificato questo mancato adempimento di legge con un parere rilasciato dell’avvocatura regionale il 19 luglio 2012 e basato solo sulla documentazione prodotta dal Pignone». Tale lettera, firmata dall’avvocato Lucia Bora, afferma che il Pignone, nel suo stabilimento di Carrara, “svolge essenzialmente attività di costruzione, assemblaggio finale e, ove richiesto, di collaudo dell’intero modulo, il quale è composto da differenti macchine ed apparecchiature (turbina, pompe, sala batterie)”. Per l’avvocatura regionale “il collaudo, quando viene effettuato, riguarda il modulo nel complesso e non già le singole macchine ed apparecchiature che lo compongono”. L’attività di prova, dunque, non interesserebbe le turbine installate all’interno del modulo, perché esse, quando giungono a Carrara, sarebbero già collaudate. Si tratta, però, di rassicurazioni che non convincono Scattina. «Il Nuovo Pignone, -ha obiettato- quando testa il modulo, collauda un insieme di turbine e pompe che sì, sono state già collaudate separatamente all’estero, ma che unite in un modulo unico diventano un'altra cosa, con interazioni e quindi risultati ben diversi ed esponenzialmente aumentati, aggravando l’impatto ambientale. Inoltre, si tratta di un parere espresso da avvocati, non da tecnici. Viene poi da chiedersi perché il Pignone si sia opposto così tenacemente ad ogni valutazione ambientale. E’ normale che questa ditta possa fare ciò che vuole mentre chi apre una carrozzeria o una pizzeria è soggetto ai più rigorosi controlli ambientali?”. Il consigliere ha anche criticato il forte ritardo con cui la lettera dell’avvocato Bora è stata messa a disposizione dei consiglieri. Per Scattina questo atteggiamento proverebbe lo scarso interesse dell’amministrazione verso i problemi ambientali e la salute della popolazione.
David Chiappuella
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