Il Tirreno

Sagre, la rivoluzione dell’estate 2014

Sagre, la rivoluzione dell’estate 2014

Massa, ecco il nuovo regolamento: convegni, differenziata e stoviglie riciclabili. Nel menù solo prodotti tipici e nessuna deroga

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MASSA. È una piccola rivoluzione, un cambiamento netto che travolge - e costringe a rimodularsi - il mondo delle sagre. Ebbene sì, la giunta mette mano al regolamento e lo fa con dei puntini sulle “i” belli grossi: regole ferree e soprattutto - questa l’intenzione del primo cittadino - addio alle deroghe.
Calendario “blindato”. L’amministrazione - questo l’obbiettivo - definisce modalità e termini di presentazione delle domande e chi non li rispetta deve dire addio a tavolinate e mangiate all’aperto. Niente corsa dell’ultimo minuto: una volta stilato il calendario, non si torna sulle decisioni prese. Se non per necessità stringenti e, in ogni caso, previo parere consultivo della commissione consiliare attività produttive.
Un bel cambiamento per organizzatori e clienti.

Del resto, anche chi ama il pasto come si deve con tanto di tovaglia, cestino del pane e bicchiere da vino, un salto alla sagra - forse complice l’atmosfera festosa ed estiva - lo fa. Magari, dopo una giornata al mare, ti godi, all’aperto, un bel piatto di ravioli o una fritturina: la moglie non fatica e casa rimane pulita. Ma adesso la storia non è più quella: alla sagra si cucinano - e promuovono - solo ed esclusivamente i frutti della nostra terra.
La rivoluzione passa dal cibo. La ratio è chiara: se le sagre nascono per valorizzare il prodotto tipico, a quello devono dedicare l’intero menù. Non sono ammesse “divagazioni”: concessi soltanto due piatti che non rientrino nella tradizione culinaria massese. Un esempio: se i cuochi propongono patatine fritte e rosticciana - non proprio specialità apuane - non possono dedicarsi anche a frittura e pollo alla griglia. Si punta alla tipicità, la sagra non è un alternativa - più o meno economica - al ristorante.

E a garanzia del rispetto delle regole, il menù deve passare nelle mani del Comune: gli uffici del settore attività produttive lo valutano e “vidimano”, con tanto di timbro. E quella lista - e solo quella con il timbro - deve essere affissa per tutta la durata della manifestazione.
Cibo e cultura. Ma l’amministrazione è andata oltre.

Le associazioni organizzano e gestiscono gli eventi eno-gastronomici e racimolano qualche soldo (per attività sociali), non sempre, però, menù a parte, l’attività di promozione del prodotto e del territorio si traduce in iniziative diverse da quelle culinarie.

Ecco quindi il nuovo regolamento che impone agli organizzatori un lavoro non da poco: il luogo che ospita l’evento deve essere scelto con attenzione, «ben inserito - si legge nell’atto - nel contesto paesaggistico». Perché il luogo è identità.

Chi dà una mano alla sagra deve conoscere il prodotto “protagonista” e promuoverlo, deve essere in grado di fornire informazioni dettagliate ai clienti su storia e aneddotica. Insomma- questa l’immagine che disegna il regolamento - da una parte tavoli e cibo di qualità, rigorosamente massese, dall’altra un gazebo con esposizioni, mostre, convegni, presentazioni. Tutti riguardino il prodotto “sponsorizzato” . E non è finita qui.
Se la sagra e ecosostenibile. Se sagra è valorizzazione del territorio, quella valorizzazione non può che passare dal rispetto dell’ambiente. Ecco, quindi, una serie di obblighi sull’utilizzo di detersivi biologici, stoviglie biodegradabili o riciclabili. E soprattutto, tra i tavoli, deve essere protagonista la raccolta differenziata, “accompagnata” dallo smaltimento rigoroso di liquidi e gas nocivi. Un bell’impegno davvero per gli organizzatori.

La bozza di regolamento c’è, la giunta l’ha deliberata. Adesso la “palla” è nelle mani della commissione consiliare attività produttive che ne sta vagliando il contenuto. Poi a chiudere la partita, con il sì definitivo (o il no), sarà il consiglio comunale.

Chiara Sillicani

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