Attenzione
«Ma io ho solo sparato a una biscia...»
Movimentato episodio nel giardino del re del Cantalilla: esplode due colpi di pistola, arrivano i carabinieri, denunciato
CARRARA. Il punto esclamativo su una vita da romanzo. Si potrebbe sintetizzare così la vicenda movimentata che ha visto protagonista lo scorso pomeriggio il cavalier Mario Martinelli, il re del Cantalilla.
Alcuni vicini hanno sentito urlare in casa Martinelli, poi un colpo o due di pistola. Ce n’era abbastanza per allarmarsi. Subito sono arrivati i carabinieri. Martinelli era solo in casa con la moglie Anna Maria Ceragioli (lui 82 anni, lei 78), la pistola, a tamburo è stata sequestrata; a carico del cavaliere anche una denuncia per minacce ed esplosioni pericolose. «Ma cosa state a mettere sul giornale... Non è successo proprio niente! - spiega Martinelli - è vent’anni che ho la pistola. Fin da ragazzino andavo al poligono, poi me la sono comprata. Ma non ho certo litigato con mia moglie. L’ho presa, in giardino ho visto una biscia e gli ho sparato. Mia moglie non voleva, forse sono quelle le urla che quattro persone dicono di aver sentito. Insomma - aggiunge - sono arrivati i carabinieri, e mi hanno voluto prendere la pistola». Quindi, diciamo, nessuna lite in famiglia, nessuna minaccia. «Minacce? Ma vuole scherzare. Maria... Hai sentito? Senta: è 57 anni che siamo sposati, non abbiamo mai litigato, si figuri se litighiamo ora. Non ho offeso nessuno, e sono convinto che quando farò domanda. Quella pistola me la ridaranno».
I carabinieri comunque sono intervenuti: sono stati notati in via Montignoso, dove abita la coppia. E come detto, è comunque scattata la denuncia per minacce aggravate ed esplosioni pericolose.
Pochi anni fa, Mario Martinelli si era raccontato alla “Pulce”, la trasmissione del collega giornalista Massimo Binelli, e aveva rivelato molti particolari della sua vita avventurosa. La sua famiglia, aveva raccontato a Binelli, emigrò in Francia: «Ero in fasce, andammo via dall’Italia perché mio padre era anarchico, non si voleva piegare al fascismo. Tornammo nel bel mezzo della guerra; mio fratello, diventato maggiorenne, avrebbe dovuto combattere contro i cugini italiani, una prospettiva che non piaceva a mia madre…». In patria Martinelli indossò pure la divisa da balilla: «Mia madre era costretta a stirarmela di notte e la custodiva nel pollaio, perché mio padre non la poteva vedere nemmeno…». In televisione raccontò che deve la vita a un ritardo: «Frequentavo l’Avviamento e la scuola era alla Doganella, poco distante dai ponti della ferrovia. Una mattina stavo andando a lezione, ero in ritardo. Gli aerei iniziarono a sganciare bombe e io mi nascosi sotto al ponte. Il fatto è che dovevano proprio far saltare il ponte, ma sbagliarono e abbatterono la scuola. Tutti i miei compagni morirono, solo io mi salvai…».
A guerra finita - prosegue la ricostruzione inserita anche nel blog di Binelli - Martinelli iniziò a lavorare come apprendista meccanico: «Sentivo la musica che usciva dalla balera “Mario”, poco distante dall’officina. Mi appassionai così tanto che all’inizio degli anni ’60 creai lo “007 Dancing”, in onore al mito di James Bond, a Nazzano. Mi prendevano per matto, perché giravo per la città in macchina, a sirene spiegate, e con il megafono invitavo tutti a venire al locale. Tra i miei ospiti ci fu anche Luciano Tajoli, diventammo amici».
10 anni dello “007”, poi - aggiunge sempre la ricostruzione di Massimo Binelli - la lunga parentesi del «Cantalilla» («Lilla era la mia cagnetta!»). Tra i tanti personaggi che si esibirono con Martinelli, da Luciano Tajoli a Narciso Parigi; da Lara Saint Paul a Dalida. Il «Cantalilla» fece una tournée in Belgio «a favore degli emigrati toscani» alla serata in Svizzera, «nata per caso e trasmessa da Tele Monte Ceneri». Binelli definisce giustamente memorabile un aneddoto raccontato in diretta televisiva da Martinelli: «Negli studi di Telemontimare, che era la tv della curia, avevo invitato una spogliarellista. Mentre si stava preparando, nuda e nata, entrò il vescovo, che non era mai venuto prima. Avrei voluto sprofondare…».
Sempre legati al Cantalilla c’erano altri due spazi molto amati, «Arcobaleno in salotto» e «Dimmi fratello»: «Andavo nelle case di chi aveva bisogno a portare gioia e solidarietà e per questo il presidente Sandro Pertini nell’82 mi ha fatto cavaliere. Quando mi chiamarono i carabinieri mi venne un colpo, perché pensavo di aver combinato qualcosa, invece il maresciallo mi diede la mano e mi fece i complimenti!».
Che aggiungere? Solo che questa volta i carabinieri sono andati un’altra volta a casa Martinelli, ma perché aveva sparato due colpi di pistola in giardino: «Mia moglie - conclude - non era contenta di quella pistola. Ora che me l’hanno tolta sarà contenta. Ma credo per poco: non ho fatto niente di male, la riavrò». (m.b.)
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