Sicurezza
L’appello: «Rimandatemi al ricovero»
CARRARA. Classe 1949, eccelso ballerino di liscio. Questo è Enrico Biggi, originario di Lucca ma “emigrato” a Carrara dall'età di cinque anni, lui a cui tutti vogliono bene, tanto da esser stato...
CARRARA. Classe 1949, eccelso ballerino di liscio. Questo è Enrico Biggi, originario di Lucca ma “emigrato” a Carrara dall'età di cinque anni, lui a cui tutti vogliono bene, tanto da esser stato “adottato” dalla titolare del Bar Giardino di Via Verdi, che la mattina lo aspetta per prendere il caffè. Ha tanti amici il signor Biggi, ma con tutto ciò non riesce ad essere felice. Lui con 286 euro al mese per invalidità al 100% e 200 di sussidio comunale, occupa una casa popolare a Miseglia troppo grande per lui in cui non si ritrova più. Da quando 6 anni fa la sua compagna è morta e lui è rimasto solo, si alza alle 4 e mezza del mattino, esce, cammina, qualche volta va ad Avenza, alla stazione, tentato di farla finita: «D'altronde cosa ci sto a fare al mondo ormai...».
A “regalargli” la totale invalidità un blocco circovascolare e un serio disagio. I soldi sono pochi certo, è difficile arrivare a fine mese, ma soprattutto, il desiderio del signor Biggi è quello di avere una piccola stanza nella Rsa comunale, alla casa di riposo: «Vorrei tanto tornarci - afferma - prima di incontrare la mia compagna ci vivevo già e ci stavo bene, l'ho seguita, ma adesso lei non c'è più e sono rimasto solo». Quello di Enrico Biggi quindi è un accorato appello al sindaco Angelo Zubbani, lasciare la casa a chi è in lista per un alloggio per ritirarsi al “ricovero”, come lo chiama lui: «Lascerei la maggior parte della mia pensione e del sussidio lì, per pagare parte della retta e starei molto meglio, come stavo prima...». Un piccolo desiderio insomma, ma che riuscirebbe a cambiargli la vita e chissà, magari fargli anche perdere la voglia di andare a guardare i treni passare...
Barbara Monaco
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