Italia
Commercio ko, persi 75 negozi in 10 mesi
Il settore che soffre di più è quello dell’abbigliamento e calzature. Tanti tentano di fare l’ambulante
MASSA. È un settore rifugio, il commercio. Le aziende chiudono i battenti, ti ritrovi senza lavoro e magari senza ammortizzatori e tenti il tutto per tutto: i pochi soldi li investi in un negozio. Ma - capita sempre più spesso - non ce la fai e in un battibaleno sei costretto a d abbassare le saracinesche.
Confcommercio traduce il concetto in un -7% dei fatturati nei primi sei mesi dell’anno. Confesercenti la crisi la fotografa nel saldo tra aperture e chiusure. Da gennaio ad ottobre in provincia hanno aperto 82 nuove attività, 157, invece, quelle non ce l’hanno fatta e hano cessato. E il risultato - il conto è presto fatto - sono 75 negozi in meno nella provincia apuana. Saldo negativo a Massa: per 29 nuovi imprenditori, ce ne sono 56 che dicono basta e il cliente vede ridursi (-27 negozi) l’offerta commerciale. E sempre più spesso a rinunciare sono i titolari di punti vendita di abbigliamento e calzature e unità: hanno abbassato le serrande in 15 -il dato è provinciale - e di questi 4 in città. Del resto i soldi in tasca sono pochi e si compra solo il necessario: addio a scorte (il segno meno fa la sua comparsa anche nell’alimentari) e cappotto e scarpe rimangono quelli dello scorso anno. Così l’abbigliamento porta a casa un bel -3,5% nei primi 10 mesi dell’anno. Sempre meglio del -6% del calzaturiero. E anche i bar e il settore della ristorazione in genere segnano quest’anno un dato negativo. Soprattutto i bar, che sono considerati un tipo di attività “facile” da aprire: negli anni scorsi si è assistito a un proliferare di esercizi pubblici che non hanno resistito ai colpi della crisi e dell’aumento della imposizione fiscale.
Dunque, fare il commerciante è dura? Qualcuno prova a farlo ma senza negozio, da ambulante: sono 22 in più rispetto al 2012. È davvero il tentativo di trovare un “rifugio” alla crisi che non risparmia alcun settore.
Un dato positivo c’è e lo evidenzia Adriano Rapaioli, responsabile provinciale di Confesercenti:« il 40% delle nuove imprese di commercio e turismo sono state aperte da giovani. E questa è la dimostrazione della voglia di non arrendersi dei nostri ragazzi che, di frote a un tasso di disoccupazione giovanile che macina record su record, scelgono la strada dell’auto-impiego. Ora cerchiamo di tenerli sul mercato evitando batoste fiscali e chiedendo alle banche di dare fiducia a un settore a cui l’accesso al credito è ormai impossibile».
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