Il Tirreno

«Cittadini informati in modo sporadico»

«Cittadini informati in modo sporadico»

Le accuse della Procura a Simoncini, Chiodetti e Marcelli: mancate iniziative per ridurre il danno atteso

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AULLA. Ascoltare le testimonianze che ancora giungono dalla Sardegna alluvionata può fare pensare che tutto il mondo è paese. Anche nell'isola, infatti, c'è chi accusa la cementificazione selvaggia dei fiumi ed è storia di questi giorni. Dello sviluppo urbanistico degli ultimi venti anni ad Aulla e del fatto che, secondo i magistrati della Procura di Massa, Aldo Giubilaro e Rossella Soffio, il disastro alluvionale del 25 ottobre 2011 si sarebbe verificato anche "per effetto della consentita illegittima realizzazione di costruzioni nell'alveo del fiume Magra".

Nelle 25 pagine dell'avviso di conclusione delle indagini preliminari a carico dei tredici indagati nell'ambito dell'inchiesta sui tragici fatti dell'alluvione, un capitolo a parte è dedicato alle drammatiche ore del pomeriggio di martedì 25 ottobre 2011, quando non tutto avrebbe funzionato a dovere nei meccanismi di allerta alla popolazione e nell'attuazione delle procedure previste dai piani di Protezione Civile.

Paradossalmente, però, se tutto fosse andato per il meglio, la tragedia poteva essere ancora peggiore, visto che il punto di ritrovo stabilito per la popolazione era il cinema teatro "Città di Aulla", completamente distrutto dal mostro di acqua e fango. Rimane il fatto che per tre dei tredici indagati, ovvero l'ex sindaco Roberto Simoncini, l'ex assessore comunale Giovanni Chiodetti e il dirigente comunale Mauro Marcelli, l'ipotesi di reato formulata dalla Procura è quella di omicidio colposo in relazione a quanto segue: secondo la Procura di Massa, Simoncini non avrebbe adottato un piano di Protezione Civile adeguato a fare fronte ad eventi di piena nell'area di via Resistenza e viale Lunigiana, mentre tutti e tre avrebbero omesso "di attivarsi affinchè, in presenza di avvisi meteo e di criticità e di allerta al più elevato livello, regolarmente e tempestivamente portati a conoscenza del Comune di Aulla, non venisse meno l'attuazione delle procedure previste dai piani e dalla normativa di Protezione Civile in fatto di informazione alla popolazione (informazione, in realtà, non effettuata, se non in modo occasionale, sporadico e casuale) e affinché venissero adottate iniziative atte a ridurre il danno atteso". La morte di Claudio Pozzi ed Enrica Pavoletti, sarebbe avvenuto, secondo l’accusa, «per effetto della mancata previsione ed attuazione di iniziative concrete atte a prevenire ed a ridurre il danno atteso, per effetto della sostanziale assenza totale di ogni forma di informazione alla popolazione». La massa d’acqua si portò via la vita di Pozzi e Pavoletti «rimasti nell'area interessata dall'allarme ed esposta a rischio».

Ricordiamo chi sono gli altri dieci indagati nell'inchiesta sull'alluvione: l'ex presidente della Provincia di Massa Carrara, Osvaldo Angeli, attualmente commissario della stessa; i dirigenti provinciali Giovanni Menna, Gianluca Barbieri e Stefano Michela; l'ex sindaco di Aulla, Lucio Barani (attualmente parlamentare di Forza Italia); il dirigente comunale Franco Testa, il quale si occupava del settore urbanistica e lavori pubblici; l'ex dirigente comunale Giuseppe Lazzerini, attualmente direttore generale dell'Erp di Massa Carrara; l'ex vice sindaco e assessore comunale aullese all'urbanistica, Gildo Bertoncini; l'ex dirigente comunale all'urbanistica e ai lavori pubblici, Ivano Pepe (tra l'altro già indagato in un'inchiesta sui tre ponti che dovranno sostituire quelli crollati in Lunigiana il 25 ottobre 2011); il geologo Piero Pierini (tra l'altro, ex sindaco di Bagnone).

Gianluca Uberti

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