La manifestazione
«Rischiai per aprire un ufficio»
Il dipendente comunale Riccardo Gnetti ricorda il tragico 25 ottobre 2011
AULLA. In questi giorni in cui si fa un gran parlare dell'alluvione del 25 ottobre 2011, tornano a galla diverse storie di quel tardo pomeriggio di distruzione e morte.
Una è quella che venne pubblicata su queste pagine a quaranta giorni dall'ondata di acqua e fango, quindi ai primi di dicembre 2011.
Si trattava del racconto del dipendente comunale Riccardo Gnetti, che vive nella zona più colpita dal gorgo di acqua e fango, fra via Resistenza e viale Lunigiana, e che incontrammo nel suo ufficio, al termine di una mattinata di lavoro.
Nel suo racconto risaltò che attorno alle ore 16 del 25 ottobre, Gnetti si trovava al lavoro nel suo ufficio all'ultimo piano del municipio e ricevette una telefonata.
«Mi veniva detto da parte della Protezione civile comunale di andare ad aprire l'ufficio di Protezione civile al piano di sotto».
«Appena aperto l'ufficio - proseguiva Gnetti - ho preso le chiavi della jeep della Protezione civile per andare a fare un controllo e sincerarmi di una situazione che andava rapidamente degenerando. Sono stato fuori un quarto d'ora, ho parcheggiato la jeep nei locali sotto il municipio e sono tornato nell'ufficio della Protezione civile, da dove ho fatto due telefonate, una delle quali all'Autocamionale della Cisa, che mi informava del fatto che per loro non c'erano problemi. A questo punto, erano circa le ore 17, mi ha chiamato mia moglie e mi ha detto di andare a casa per mettere al sicuro le auto e gli scooter. Mentre stavo cercando di salvare i mezzi in garage, mi ha chiamato il sindaco Roberto Simoncini, dicendomi di tornare in municipio per togliere la jeep della Protezione civile dai fondi. Sono subito tornato indietro e, arrivato alla jeep, ho udito come dei colpi di cannone: erano le vetrate frantumate dalla pressione dell'acqua».
Il racconto di Gnetti si faceva drammatico e concitato. «Ho subito messo in moto il mezzo ma, dopo pochi metri, mi é piombata addosso un'auto dei Vigili urbani; poi ho sentito il consigliere comunale Giovanni Chiodetti, che ha la delega alla Protezione civile, urlarmi da sopra di andare via da lì. Mi sono, quindi, afferrato a una balaustra, riuscendo nell'impresa. Poi ho iniziato a cercare mio figlio, che gestisce una videoteca in via Resistenza, ma fortunatamente si era già messo in salvo».(g,u.)
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