La manifestazione
«Recuperemo i centri storici montani»
Nessun piano ma una schedatura degli edifici per agevolare ampliamenti e ristrutturazioni
MASSA. Recuperare i centri storici, tutelare il patrimonio naturalistico-ambientale e consentire possibilità di sviluppo e di sostegno alle attività produttive. Sono queste le parole d'ordine illustrate dai tecnici del comune martedì scorso all'interno dell'incontro pubblico sul nuovo regolamento urbanistico relativo all'area montana e pedemontana della città.
Per riuscire a realizzare il primo obiettivo – il recupero dei centri storici montani - il nuovo regolamento prevede una particolarità, anzi una scelta di fondo: nessun piano particolareggiato per le attività di recupero e di intervento.
Ciò, ovviamente, non significa una libera iniziativa priva di regole e di indicazioni, anzi, sarà proprio compito del regolamento identificare una minuziosa casistica degli interventi possibili, distinguere quindi gli edifici (abitazioni, edifici non residenziali, edifici storici o vincolati, ecc...) e consentire infine ampliamenti e ristrutturazioni, tutto nel rispetto delle tradizioni costruttive che caratterizzano gli stessi centri. La semplificazione delle modalità d'intervento – e quindi la rinuncia al piano particolareggiato dato che presenta un iter lungo e macchinoso sia dal punto di vista progettuale che economico – presuppone una maggiore trasparenza e ha il fine di combattere gli abusi e le irregolarità che negli anni si sono moltiplicate.
Come la nascita «spontanea» degli abitati e degli immobili nelle zone pedemontane, che causano tuttora fenomeni di pericolosità e di instabilità del suolo.
Passando al secondo punto previsto dal regolamento, quello relativo alla difesa e alla valorizzazione degli aspetti ambientali, naturalistici e idrogeologici del territorio, data la scarsità delle risorse più che agire sui permessi e sulle concessioni la linea sarà quella dei divieti.
Non dimentichiamoci che l'elemento di fondo per tutte le nuove operazioni di trasformazione urbanistica rimane infatti la progressiva riduzione delle capacità di intervento pubblico a causa di una riduzione delle capacità economiche.
«Le risorse per interventi diretti – spiega l'architetto Franco Lorenzani - sono poche e verranno impiegate dall'amministrazione per risolvere le più recenti e le principali criticità del territorio.»
Divieto quindi per nuove edificazioni – soprattutto ad uso abitativo – nelle zone più pericolose - come nel Candia - ma questo non significa un divieto su tutto: verranno infatti permesse e sostenute tutte quelle iniziative rivolte alla promozione e allo sviluppo agricolo e delle colture tipiche, come gli olivi e la vite. Insomma tutte quelle attività che avranno un carattere imprenditoriale ludico-ricreative o agricolo-turistiche saranno tenute di conto, sempre nei limiti del regolamento e dell'approvazione comunale.
(A.P.)
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