Il Tirreno

Gli indiani avvertono: attenti ai cinesi...

Gli indiani avvertono: attenti ai cinesi...

«Sui macchinari dovete avere prezzi più competitivi mentre sullo statuario non avete concorrenza: a qualsiasi costo»

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CARRARA. E’ chiaro il messaggio degli imprenditori indiani ai colleghi carraresi del lapideo: «Nelle macchine, serve la qualità a prezzi più competitivi ma per il vostro Statuario siamo disposti a pagare qualsiasi prezzo».

Sono arrivati ieri a Carrara, per consolidare i legami con le aziende apuane, visitare le cave e lanciare un messaggio forte e chiaro ai colleghi carraresi: «Il mercato indiano è in forte crescita: siate più competitivi, la concorrenza è forte». Hanno le idee molto chiare i sei imprenditori indiani del lapideo, da ieri in città per una tre giorni organizzata da Camera di Commercio di Massa-Carrara, Internazionale Marmi e Macchine e Toscana promozione, nell’ambito del programma annuale che la Regione lancia a sostegno degli scambi commerciali con l’estero. Si tratta di businessmen provenienti da varie zone della regione di Bangalore, tutti impegnati nel settore del lapideo: c’è chi commercia marmo, chi granito e chi lo lavora. La maggior parte di loro conosce bene, anzi benissimo l’Italia e la città di Carrara: qualcuno viene qui da almeno 20 anni e ha lavorato gomito a gomito con gli imprenditori carraresi che nel tempo hanno investito in India. Non è un caso dunque se R. Shivakumar, presidente della Camera di Commercio di Karnataka, nello spiegare gli obiettivi della sua delegazione si sofferma a più riprese sull’amicizia con le nostre aziende e su quanto, esse, abbiano aiutato il lapideo indiano: «Sono stati gli amici di Red Graniti, di Savema, il signor Conti e tanti altri imprenditori a insegnarci a lavorare la pietra – spiega – sono loro che ci hanno insegnato a cavare blocchi grandi, prima noi sapevamo estrarre solo quelli piccoli». Il legame tra le aziende carraresi e quelle di Bangalore dura da tanto ma oggi è a rischio: «Noi vogliamo continuare a fare affari qui, ma c’è tanta concorrenza» afferma il presidente della Camera di Commercio. Il mercato indiano, tutti lo sanno è in forte espansione, non solo per quanto riguarda il lapideo: l’India è uno dei “Brics” i cinque paesi che crescono più velocemente al mondo. Shivakumar, tira fuori una tabella in cui si legge che il volume di affari tra l’Italia e il suo Paese nel 2011 ha raggiunto i 10 miliardi di dollari, con un aumento del 17% rispetto all’anno precedente. Di quei 10 miliardi di dollari, almeno 1 è frutto degli scambi con la nostra città, tra pietre e macchine per la lavorazione: cifre da capogiro che, secondo gli imprenditori indiani, potrebbero addirittura crescere. Come spesso accade, c’è un “ma”, e il presidente della Camera di Commercio di Karnataka lo spiega senza tanti giri di parole: «Vent’anni fa acquistavamo solo macchinari europei. Erano i migliori, senza alcun dubbio. Oggi le cose sono cambiate: i nostri amici cinesi producono macchine altrettanto valide a prezzi decisamente inferiori» dice Shivakumar. Il messaggio degli indiani, dunque, è chiaro: o i produttori di macchine aumentano la qualità oppure i prezzi devono diventare più competitivi.

Altrimenti, lasciano intendere gli indiani, le leggi del mercato faranno il loro corso e Carrara perderà un canale commerciale che oggi circa 1 miliardo di dollari all’anno.

Per il marmo le cose stanno in modo diverso: lo spiega bene Chetanya Karnawat, della Karanawat Marbles & Granites, un’azienda del Rajasthan che commercia e lavora marmo e granito. Il signor Karnawat viene a Carrara dall’inizio degli anni ’90: «Tutto è cambiato, il mio paese è cambiato - premette l’imprenditore – Io acquisto statuario, botticino, ma anche graniti e altri marmi. Lo usiamo soprattutto per i rivestimenti, qualche volta anche per i monumenti».

Gli chiediamo dell’inchiesta sul nero alle cave e quanto lo paga lui un blocco del marmo migliore: sulla prima domanda sorvola ma sulla seconda non si tira indietro: «I prezzi sono in continuo aumento ma diciamo che per lo statuario pago 3-4 mila euro a tonnellata. Sì è una cifra molto alta – sorride – ma gli indiani sono pazzi. Vogliono il marmo migliore, e per quello sono disposti a pagare qualsiasi prezzo».

La delegazione indiana come detto resterà in città tre giorni: nel corso della visita è prevista una tappa all’Internazionale Marmi e Macchine, per parlare anche di Marmotec, una fitta serie di incontri con gli imprenditori locali e da ultimo un tour alle cave, accompagnati dalle guide del Tau.

Cinzia Chiappini

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