Sicurezza
«Dopo 12 anni di soprusi, ora basta»
E’ part-time nella grande distribuzione: «Al mio sindacato chiedo di essere tutelata, finalmente»
CARRARA. Con una lettera aperta, Marina Dell’Amico chiede chiarezza al sindacato a cui è iscritta, la Filcams Cgil della grande distribuzione. «Sono la prima iscritta, part-time, della Filcams Cgil nell’azienda in cui lavoro a Carrara e l’unica di questa tipologia - aggiunge - a partecipare alle assemblee sindacali. Nonostante ciò sono in balia di me stessa, e la cosa mi stressa profondamente. Il mio sindacato si è “dimenticato” di me, si limita a chiamarmi quando sono io a chiedere l’intervento per questioni che riguardano non solo me stessa, ma tutta la categoria: mi ricorda ogni volta di essere educata con i vertici aziendali quando sono questi ultimi, che il più delle volte mi mancano di rispetto. Quale part-time vengo maltrattata e derisa e, questo non solo all’interno dell’azienda, ma anche all’interno del mio sindacato: probabilmente risulto scomoda per la concertazione azienda-sindacato e relativi referenti politici. Così il mio stesso rappresentante e segretario di categoria, mi ha più volte invitato a riconsegnare la tessera: se il sindacato non mi andava più bene, mi hanno detto, “quella è la porta”. Proprio un linguaggio da autentici sindacalisti. Alle mie richieste di assistenza, perlopiù, rispondono: “dicci tu cosa dobbiamo fare”. A questo punto viene da chiedersi a cosa diavolo serva un sindacato come questo. La segreteria confederale si è rifiutata di interpellare, anche solo telefonicamente, l’azienda: non si erano mai sentiti prima (!) per regolare le questioni lavorative interne, e non I’ avrebbero certo fatto solo per me. Ci sono questioni insolute da anni e la Filcams che fa?».
Parole forti, quella di Marina Dell’Amico. «Il sindacato, negli accordi, asseconda sempre la volontà aziendale, dicendomi che questi sono il meno peggio.A volte sono derisa dai miei stessi “compagni”, i quali mi prendono in giro perché lotto con tutte le mie forze per far sì che i miei diritti (e quindi anche i loro) vengano rispettati. Si tende quindi a isolare quegli iscritti troppo combattivi, che vedono, ad esempio, come le scelte sindacali si accodino perlopiù al diktat delle aziende e del potere politico locale. Adesso basta e stavolta per davvero; voglio essere ascoltata e sono stufa di riunioni su riunioni dove nulla si risolve e tutto si rimanda». E aggiunge: «Voglio che i miei diritti base, vengano riconosciuti una volta per tutte, da subito, non tra mesi o anni. Dopo 12 anni di part-time (12 anni) che lo chiedo, credo mi sia dovuto. Dopo 12 anni di nulla, dopo 12 anni di suppliche, dopo 12 anni di riunioni, dopo 12 anni di rinvii, dopo 12 anni di incontri sia con il sindacato che con i suoi legali, che molto spesso si prendono gioco di chi gli chiede aiuto. Dopo 12 anni di soprusi ricevuti, dopo 12 anni di nefandezze subite dai vertici aziendali, dopo 12 anni,...ora dico basta! Se il mio sindacato mi aiuterà, da subito, bene; altrimenti denuncerò, per quello che mi è possibile, tutto questo a qualsiasi livello», conclude Marina Dell’Amico.
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