Il Tirreno

Noto capocava muore in Armenia

Noto capocava muore in Armenia

Colto da malore mentre stava per andare al lavoro, è deceduto dopo alcuni giorni in ospedale: era padre di 3 figli

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CARRARA. Un gravissimo lutto nel mondo del marmo: è infatti deceduto in Armenia, colpito da un’emorragia cerebrale, Pietro Franceschi, 61 anni, capocava per conto della Sgs di Luigi Musetti in una cava di travertino nei pressi di Erevan, capitale dell’Armenia (e fra l’altro città gemellata con Carrara). Sposato, era padre di tre figli.

Circa una decina di giorni fa, mentre era in casa a Erevan a prepararsi per andare al lavoro, Pietro Franceschi è stato colto da malore; trasportato in ospedale, gli è stata diagnosticata una emorragia cerebrale; dopo alcuni giorni, è sopraggiunto il decesso, giovedì scorso. La notizia del malore è arrivata come un macigno nella casa di Bonascola in cui vive la famiglia Franceschi: Pietro lascia la moglie Emanuela Bertelli e tre figli, Luca (meccanico, 33 anni), Francesca (lavora con Apuafarma, 31) e Andrea (scultore agli Studi Nicoli, 26).

I familiari sono subito volati a Erevan appena hanno saputo del malore, per stare vicini al congiunto ricoverato in clinica, poi purtroppo giovedì è sopraggiunto il decesso, e hanno dovuto mestamente attivarsi per i funerali; probabilmente la salma rientrerà in aereo fra domani e mercoledì.

Anche Luigi Musetti, titolare della Sgs, è sotto choc: «Pensare che avevamo organizzato un aereo per poterlo trasferire all’ospedale di Pisa, per poter essere curato, e invece non c’è stato niente da fare. Siamo veramente addolorati; per tutti noi, e soprattutto per mio figlio Andrea che più spesso andava in Armenia, è un colpo durissimo.Pietro era un amico, ormai, una persona capace e di cui avevamo la massima stima. Lo conosco da più di vent’anni, poi due anni fa circa abbiamo avuto bisogno di un capocava per Erevan, e abbiamo pensato a lui. Sapeva fare il suo lavoro, alle sue dipendenze aveva una decina di cavatori. In questo momento di grande lutto siamo vicini alla famiglia», aggiunge Musetti.

Come detto, Pietro Franceschi era un capocava esperto e aveva lavorato per altre aziende. Anche per la Franchi Umberto Marmi. Alberto Franchi lo ricorda così: «Ha lavorato con noi per molti anni, prima alle cave a Carrara, poi è stato con noi in Turchia dove ha aperto per noi in prima persona due cave di beige. Era molto capace e generoso. La sua scomparsa mi ha veramente colpito al cuore, perché non è facile trovare uomini di questo tipo. Grande professionista e soprattutto grande persona».

Oltre che Franchi e il Fiorino, in passato Franceschi aveva lavorato fra l’altro anche per la Korfmann e la Querryservice. Era stato in molti Paesi del mondo, dalla Spagna al Portogallo, dall’Iran alla Georgia alla Palestina all’Indonesia, esempio del saper fare e della capacità di adattarsi in fretta anche a Paesi stranieri che ne facevano un capocava ricercato. Per la verità, a Erevan dire capocava è quasi riduttivo, visto che insegnava ai cavatori a fare il taglio, curava la spedizione e la vendita del materiale, insieme un uomo di fiducia a tutto campo, dedito al lavoro. «Stavamo in ospedale dal mattino alla sera - racconta il figlio Luca - ma mentre i primi giorni sembrava potesse migliorare, purtroppo piano piano è andato peggiorando». La tragica notizia si è diffusa da ieri anche in città, provocando dolore e cordoglio in quanti ne apprezzavano il buon carattere e la professionalità.(m.b.)

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