Il dolore
Macchinette addio, il bar è slot free
Titolari convinti della scelta: adesso possiamo dormire sonni tranquilli
MASSA. Antonio Vannucci e la moglie Eugenia Baldi, titolari del bar Bonotti, vedono accanirsi davanti alle slot decine di persone, le più fragili. Spesso a tentare il botto è chi non ce la fa a tirare avanti. E si mangia al gioco anche quei pochi soldi indispensabili per sbarcare il lunario. Davanti alle macchinette, dopo ore di gioco, quasi in ipnosi, qualcuno sviene e loro dicono addio al gioco d’azzardo: vogliono andare a letto con la coscienza a posto.
Pierpaolo Giacomelli stacca la spina delle macchinette nel 2009: nel suo bar, in via Verdi a Carrara, entrano tanti ragazzini. A pochi metri c’è il liceo artistico. Non può dimenticare quando varca la soglia un adolescente, i suoi gli hanno allungato una decina di euro per il pranzo. E lui li spende fino all’ultimo centesimo per tentare la fortuna.
La sorte non lo ricompensa: non ha più un euro per mettere qualcosa sotto i denti. Pierpaolo gli offre il pranzo e si mette - come si dice - una mano sulla coscienza. È padre e pensa ai genitori di quel ragazzetto e ai sacrifici di una famiglia che assicura al figlio tutto ciò che serve, ma tirando la cinghia. Ecco la decisione: basta gioco d’azzardo, arriva il bar “slot free”. Passano gli anni e il dibattito si fa sempre più vivace sul tema: al bar Giotto compare anche un cartello con una scritta ben in vista “Questo è un locale no slot”. Una tendenza all’eticità: i guadagni si riducono, ma i sonni dei titolari - Vannucci e Giacomelli lo assicurano - si fanno più tranquilli.
Così chi ha un euro in tasca nel bar entra eccome, ma per godersi un buon caffè.
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