Il Tirreno

Erosione a Poveromo, balneari dal giudice

Erosione a Poveromo, balneari dal giudice

Per gli operatori i lavori nella zona del Frigido causano effetti a Levante E, per fare chiarezza, chiedono un accertamento tecnico al tribunale

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MASSA. È come quando assumi una medicina: passa il mal di testa, ma brucia - o può bruciare - lo stomaco. Insomma, rimedi da una parte e crei qualche problema - magari di lieve entità - dall’altra. Tradotto: realizzi opere antierosione a ponente, lato Carrara e il mare comincia a divorare metri di spiaggia a levante, lato Viareggio. Così Marina prende una boccata d’ossigeno, Ronchi rischia il tracollo e a Poveromo la distanza tra strada e riva si accorcia di giorno in giorno. E a peggiorare il quadro ci si mettono vento e mareggiate. Insomma - per tornare alla metafora farmaceutica - il medicinale ha rimesso in salute alcuni tratti di litorale, ma ha i suoi effetti collaterali. O almeno di questo sono convinti alcuni balneari, così convinti da essersi messi intorno ad un tavolo, aver fatto due conti e deciso di passare alle vie di fatto. Una trentina di operatori - in gran parte aderenti alla Compagnia del mare - pronti a portare la questione in tribunale.
Perizie ed accertamenti. Certo non è semplice mettere a fuoco le “modalità d’azione” di onde e correnti, le variabili sono tante e i cambiamenti spesso rapidi e imprevisti. Ecco perché i balneari pensano alla soluzione dell’accertamento tecnico preventivo (in acronimo, Atp). Soluzione prevista dall’articolo 696 del codice di procedura civile proprio per situazioni di urgenza o per luoghi - e il litorale è senza dubbio uno di quelli - soggetti a veloci mutamenti.

Gli operatori - per spiegare la procedura - presentano un ricorso in cui illustrano perplessità e criticità rilevate, il tribunale - questo è il secondo step - nomina un consulente tecnico di ufficio, il cosiddetto Ctu. È quel consulente a passare al setaccio tutto il litorale, a visionare progetti e verificarne l’ esecuzione, per poi stendere una perizia e valutare - sempre che esista - un rapporto causa-effetto. In questo caso tra lavori svolti e fenomeno erosivo a levante. Da parte loro, gli operatori daranno mandato anche ad un loro tecnico di fiducia che svolgerà le stesse analisi del Ctu.
I dettagli dell’iniziativa. Luca Martini, titolare del bagno Henderson, è il presidente della Compagnia del mare. È lui a puntualizzare alcuni aspetti di definizione del ricorso e a sottolineare che qualsiasi mossa sarà messa a punto soltanto dopo l’esecuzione dei lavori al sesto e settimo pennello, all’altezza degli stabilimenti Merida e Sport e Natura. Insomma, gli operatori lasceranno che il cerchio si chiuda, poi chiederanno l’accertamento.

«È impossibile andare avanti così - Martini non usa mezzi termini - l’erosione si è intensificata a Poveromo, bagni come il Trabucco e l’Orizzonte hanno perso 20 metri di spiaggia in pochi giorni. Per questo pensiamo alla necessità di una tutela legale, vogliamo capire, attraverso la perizia di un Ctu, se le opere realizzate dal 2010 hanno esiti negativi a levante». Se il consulente individuerà un rapporto di causa effetto tra lavori ed erosione, lato Viareggio, i balneari chiederanno «la rimozione di tutto». Addio a scogliere e geotubi: si ritorna alla situazione 2009. Se quel rapporto non sarà, invece, delineato, beh, allora gli operatori ricorrenti proporranno un nono pennello. Del resto chi ha un bagno a levante lo chiede da un po’ e la perizia potrebbe fornire un’ottima “pezza d’appoggio”.

La logica è chiara: se i lavori danneggiano, tutte le opere devono essere rimosse, se di danni non ne fanno, allora possono essere implementate con un ulteriore setto, a difesa degli stabilimento verso Viareggio. Pezza d’appoggio, dicevamo, anche nel caso in cui - i balneari non lo dicono, ma si intuisce - Forte dei Marmi si faccia avanti esprimendo perplessità e timori per il proprio arenile. Se il levante è al sicuro - per concludere - tutti possono dormire sonni tranquilli.

L’iniziativa è in fase di definizione, gli operatori stanno raccogliendo le adesioni - al vaglio anche quella di alcuni montignosini - e a breve il ricorso potrebbe arrivare in tribunale.

Insomma - si facciano o non si facciano - i lavori antierosione continuano ad alimentare dibattiti e sollevare dubbi.

Chiara Sillicani

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