Il Tirreno

“Nero” nel marmo, fatture per smontare le accuse

di Alessandra Vivoli

Al riesame il legale di Nicola Fontanili: la documentazione smentisce già ora l’ipotesi della Procura Negli appunti sequestrati a Venezia nomi e cifre di partite vendute agli indiani da molti big del settore

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CARRARA. Maxi inchiesta sul “nero alle cave e al piano”: nella giornata cruciale davanti al tribunale del riesame si fa luce su un retroscena legato alle ultime perquisizioni in una dozzina di aziende del lapideo.

Decine di nomi, di big del marmo, con accanto cifre, indicate una per una, con tanto di differenze, in calce, sul prezzo di vendita effettuato agli indiani.

Da alcuni appunti, scritti a mano, e sequestrati negli uffici della Venezia Borkers, emergerebbe, insomma, una lunga lista di nomi con accanto cifre, diverse, per le stesse partite di marmo in blocchi e lastre.

Fra questi imprenditori sarebbe stato indicato anche il nome di Nicola Fontanili, da qui la seconda perquisizione a suo carico da parte delle Fiamme Gialle.

Ma, come già accaduto nella prima istanza davanti al tribunale del riesame (che di fatto aveva accolto in pieno la tesi dei legali dell’imprenditore) anche in questo caso sarebbero proprio le fatture a dimostrare che, da parte del Fontanili non ci sarebbe stata alcuna sottofatturazione.

Questa, semmai, sarebbe stata effettuata invece, stando solo a quel poco che trapela a margine dell’udienza davanti al tribunale del riesame, dall’acquirente indiano per poter pagare meno ingenti dazi doganali.

Dal punto di vista ufficiale l’avvocato Francesco Marenghi dello studio Padovani di Pisa , che assiste Nicola Fontanili, non si sbilancia e, soprattutto, non entra nel merito. Ma si limita a dichiarare: «Abbiamo discusso il riesame perché c’è riguardo a Nicola Fontanili una situazione peculiare - spiega - La documentazione contabile da noi presentata, infatti, smentisce già fin d’ora l’ipotesi accusatoria».

Insomma un messaggio molto chiaro che motiva la presentazione dell’istanza davanti al giudice GiovanniSgambati.

Lo stesso legale ha invece rinunciato alle istanze di altri due suoi assistiti, Carlo Vanelli e Manrico Gemignani.

«Come annunciato - si limita a dichiarare l’avvocato Francesco Marenghi - si era trattato, in questi due casi, di un adempimento tecnico per poter accedere agli atti. Adesso attendiamo serenamente il lavoro della Procura».

Il nuovo scenario; nomi e cifre all’esame della Procura. Uno dei nuovi filoni della maxi inchiesta sul nero alle cave si sta concentrando proprio su quelle pagine scritte a mano, e vergate in calce, che sarebbero state sequestrate nell’ambito della perquisizione effettuata negli uffici di Venezia.

Qui sarebbero indicati, stando a quello che trapela in questa fase molto “coperta” delle indagini, nomi di alcuni aziende (o di imprenditori) e, accanto, due cife diverse, una maggiore dell’altra. In sostanza quello che avrebbe fatto scattare l’ipotesi accusatoria di una sottofatturazione.

Insomma un passaggio molto delicato che da giorni è all’esame della Procura e della Guardia dlela Finanza. Per l’inchiesta potrebbe esserci bene presto una svolta e nuovi nomi da iscrivere nel registro degli indagati.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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