Sicurezza
Incendi dolosi a raffica Una guerra tra pusher per il traffico di cocaina
MASSA. Da qualche tempo a Massa e dintorni si stanno registrando una serie di incendi dolosi ai danni di motociclette e automobili. Guarda caso appartengono a pregiudicati che hanno a che fare con...
MASSA.
Da qualche tempo a Massa e dintorni si stanno registrando una serie di incendi dolosi ai danni di motociclette e automobili. Guarda caso appartengono a pregiudicati che hanno a che fare con il mondo degli stupefacenti: sono tossici, spacciatori, oppure un po’ uno e un po’ l’altro. Una coincidenza che non poteva non insospettire gli inquirenti, tanto che le forze dell’ordine hanno cominciato a trattare questi strani roghi come se fossero uniti da un filo rosso. Legati dal traffico della cocaina. Una lotta tra pesci piccoli per avere una fetta di mercato più grossa degli altri. Una guerra senza quartiere, però, mossa dall’alto dalle organizzazioni criminali.
E l’arresto del narcotrafficante cinquantenne eseguito dalla squadra mobile la scorsa mattina sembra confermare tutto. Anche perché il corriere era piuttosto radicato in città ed era uno che si faceva vedere il meno possibile. Quasi trasparente. Infatti ci sono voluti mesi di accertamenti, intercettazioni e pedinamenti per poter far scattare le manette attorno ai suoi polsi. Lui salentino, affiliato alla Sacra Corona Unita, armato, che usava il territorio apuano come crocevia per trasportare la polvere bianca dal nord Italia al meridione grazie al suo lavoro (fittizio) da autotrasportatore. Ovviamente parte del carico restava qui per soddisfare il mercato locale. Anche se questo ha rotto le uova nel paniere - è l’ipotesi che seguono gli inquirenti - a chi prima aveva il monopolio. La camorra. Da qui il dissidio, che non è arrivato ai piani alti e quindi ai boss ma si è fermato ai piccoli spacciatori con una concorrenza fatta di prezzi stracciati. Da qui la decisione di dare fuoco ai mezzi di trasporto dei pusher che facevano gli sconti. Giusto per dare un avvertimento che non facesse troppo rumore. Ma gli incendi sono aumentati a vista d’occhio e quindi l’allarme è scattato lo stesso, facendo partire un’indagine vera e propria. Che sta cominciando a dare i primi frutti (l’arresto del narcotrafficante salentino però non c’entra nulla).
Da cosa nasce quell’arresto allora? La polizia nel 2010 ha dato vita a un’articolata attività investigativa convenzionalmente denominata “Operazione X-FIVE 2010”, condotta dalla squadra mobile della questura di Como e di quella di Massa, guidata da Antonio Dulvi Corcione, che ha portato all’arresto di una ventina di persone, ritenute responsabili a vario titolo del reato di traffico internazionale di stupefacenti dal Sud America verso l’Italia ed altri paesi dell’Europa, di ingenti quantitativi di cocaina. Tra gli arrestati ci sono diversi salentini. Uno di questi era nascosto nella periferia di Massa. L’operazione ha preso avvio a seguito di alcune intercettazioni telefoniche effettuate per il rintraccio di un cittadino italiano grosso trafficante internazionale di stupefacenti latitante in quanto già raggiunto da ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del tribunale di Milano nel 2009 poiché ritenuto capo, organizzatore e promotore di un’associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Un giro davvero complesso che toccava parecchie parti del mondo: partiva dal Perù e dalla Colombia, per poi passare dall’Olanda e dalla Francia e infine arrivava in Italia (basso Piemonte). A Massa la maggior parte della droga transitava e basta, poi da qui prendeva due direzioni: costa adriatica (in particolare Emilia Romagna) e costa tirrenica (Campania e Calabria).
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