Finanza
«Siamo senza soldi», sindaci in rivolta
I primi cittadini apuani e della Versilia uniti chiedono più risorse e più rispetto. Volpi: «Il fondo di solidarietà ci strangola»
MASSA. «Basta, con questi tagli non è possibile amministrare i nostri comuni. Non solo lo Stato riduce i trasferimenti agli enti locali, ma con il Fondo di solidarietà riprende parte di quelle risorse per sostenere la fiscalità generale. Ossia, tolgono i soldi a noi, perchè è più facile farlo, per finanziare le spese di altri». Protestano i sindaci della costa apuana e della Versilia, per una volta uniti, da Carrara a Camaiore (non ci sono però quelli della Lunigiana), in una conferenza stampa-manifestazione (un’iniziativa promossa dall’Anci in tutta Italia) che è un lamento corale e un atto di accusa a governo centrale e politica nazionale.
6,2 milioni di euro in meno per il Comune di Massa; 2,5 milioni di minori trasferimenti per le casse del Comune di Carrara, (8 in tre anni); meno 1,6 milioni per Montignoso (il 16% del bilancio!), mentre a Camaiore il minor introito è di 7 milioni in tre anni. Sono i numeri – alcuni numeri – della riduzione delle risorse finanziarie a disposizione delle amministrazioni civiche. Tagli che stanno mettendo in ginocchio i municipi, costringendoli a ridurre al minimo i servizi, ad aumentare tariffe e imposte, a cancellare ogni progetto.
Una manovra a tenaglia, quella del governo centrale, spiega il sindaco Alessandro Volpi: da una parte la compensazione per il mancato gettito dell’Imu (che come noto non c’è più) è minore di quanto dovrebbe; dall’altra con un meccanismo assurdo prelevano dalle nostre casse, sotto la voce “Fondo di solidarietà” ingenti risorse, commisurate alla spesa per i consumi intermedi. Di più: fanno tutto questo a fine anno, costringendo i Comuni a rifare i bilanci o a fare assestamenti, modificando le previsioni di spesa per l’anno successivo.
«Non siamo qui a mendicare soldi, ma a dire chiaro e forte che i sindaci stanno perdendo autonomia e risorse. Tolte le spese insopprimibili, le risorse destinate al sociale, non riducibili in tempi di crisi come questa, non resta altro», dice Angelo Zubbani, sindaco a Carrara. «I comuni stanno diventando una specie di ammortizzatore sociale, che erogano aiuti sul piano sociale ma non sono più in grado di governare il territorio», aggiunge Narciso Buffoni, primo cittadino a Montignoso, dove ha dovuto aumentare le aliquote Irpef e riscrivere il bilancio.
Piangono anche i versiliesi: «Qui c’è la necessità di curare un territorio che dal punto turistico deve sfidare la concorrenza di Croazia, Grecia, Turchia... impossibile farlo, neanche i soldi per una cena di rappresentanza», si lamenta Marcello Pierucci, vicesindaco a Camaiore.
«Dobbiamo fare fronte a minori trasferimenti per 4 milioni in 4 anni. Io non sono disponibile a sopportare oltre, è una mancanza di rispetto, anche», gli fa eco il primo cittadino di Pietrasanta Domenico Lombardi. «Facciamo salti mortali solo per garantire i servizi essenziali. Il fatto è che non contiamo nulla. Si faccia la riforma costituzionale e si crei la camera della autonomie locali», sostiene Michele Silicani, sindaco di Stazzema. «Tagliano risorse ai Comuni ma non agli altri enti pubblici; ad oggi, metà novembre non sappiamo ancora quali risorse avremo per il 2014. Manca anche il rispetto verso la nostra istituzione», attacca Umberto Buratti, che guida il comune di Forte dei Marmi.
Per non dire del famigerato Patto di stabilità che impedisce ai Comuni di utilizzare gli avanzi di bilancio per fare investimenti in opere pubbliche (strade, manutenzioni, ecc.).
Si sentono sotto stress, gli amministratori locali, umiliati nelle loro funzioni di governo del territorio – «ci riducono a esattori dello Stato» – e costretti, in molti casi, a far pagare ai loro cittadini le conseguenze dei tagli: meno servizi e servizi più cari. E temono di non avere armi efficaci a loro disposizione: «Sappiamo che poi, per i comuni più grandi e influenti magari in dissesto, le risorse arrivano. Non per i municipi medio-piccoli come i nostri», confessa Volpi.
La mobilitazione non si ferma qui. I primi cittadini apuani ee versiliesi (che rappresentano circa 300mila abitanti) presenteranno un documento unitario per chiedere a parlamento e governo provvedimenti a difesa dell’autonomia gestionale e finanziaria dei Comuni.In altre parole, più soldi.
Claudio Figaia
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