Attenzione
«Illegittimi i pali nello Yard del Pignone»
La consigliera regionale Staccioli tuona: «Era area Sin, non potevano essere piantati a 18 metri»
CARRARA. «Un documento del Comune di Carrara prova che nello stabilimento industriale del Nuovo Pignone ad Avenza sono stati praticati degli scavi su un’area con suolo ed acque ancora contaminate dai veleni presenti nel Sin»: lo afferma Marina Staccioli, consigliera regionale di Fratelli d’Italia, a pochi giorni dalla seduta in cui il consiglio comunale di Carrara voterà la variante urbanistica che trasformerà in terreno industriale parte dell’area retro portuale. Tra i principali beneficiari del provvedimento ci sarà il Nuovo Pignone, che potrà ampliarsi oltre i 40mila metri quadrati della Yard di viale Zaccagna ed espandere nel retro porto la sua attività industriale di costruzione di maxi-turbine a metano destinate all’Australia. Secondo la Staccioli sull’attività del Nuovo Pignone a Carrara esisterebbero delle perplessità mai chiarite, nè dal Comune, né dalla Regione. «Un anno e mezzo fa -ricorda- avevo presentato più di un’interrogazione in merito, anche allo stesso governatore Enrico Rossi, a cui sono state date risposte evasive ed inconcludenti. Ogni volta che si chiedono chiarimenti sembra di rimbalzare contro un muro di gomma». A sostegno del suo nuovo attacco la rappresentante di FdI cita il “Documento preliminare ai fini della verifica di assoggettabilità alla procedura di valutazione ambientale strategica (Vas)”, datato ottobre 2011 e commissionato dal Comune di Carrara alla biologa Antonella Grazzini e all’architetto Fabio Nardini per predisporre la variante urbanistica che sarà votata il prossimo 25 novembre. In effetti, a pagina 67 di tale documento si legge che per realizzare le platee in grado di sostenere le gigantesche turbine costruite dal Pignone ad Avenza “nella Yard si è reso necessario l’utilizzo di pali infissi fino a 18 metri di profondità e del diametro di 900 mm”. «Il problema -spiega la Staccioli- è che il codice ambientale prescrive che su un’area ancora inquinata inclusa in un Sin, quale era lo Yard fino a due mesi fa, prima di effettuare qualsiasi tipo di scavo, anche di pochi centimetri, è obbligatorio completare e certificare la bonifica». Nel caso dell’area occupata dal Pignone ad Avenza, invece, il ministero dell’Ambiente avrebbe concesso il riutilizzo a fini produttivi senza attendere la bonifica di suolo e falda. «Probabilmente -ipotizza la consigliera- questo è avvenuto perché il Pignone ha sempre affermato che gli interventi effettuati nella Yard hanno riguardato solo la realizzazione di semplici piattaforme di cemento appoggiate a livello del terreno, su cui poi assemblare i moduli, senza violare il suolo». La Staccioli cita anche il verbale della conferenza dei servizi relativa al Sin apuano, convocata il 10 febbraio 2009 al ministero dell’Ambiente, che individuava nella Yard “suoli risultati contaminati da selenio”, metallo pesante tossico ed una falda acquifera con composti cancerogeni (organoclorurati ed alogenuri) quali policlorobifenili, dicloroetilene, dicloropropano e dibromoetano, in concentrazioni 20 volte superiori ai limiti stabiliti. «In quella zona -sostiene la Staccioli- la falda si trova ad appena due metri di profondità; quindi conficcare nel terreno dei pali ad una profondità di quasi 20 metri comporta che i veleni presenti nella falda superficiale, rilevati dalle analisi, vengano trascinati in quella più profonda, inquinando anch’essa». E Cesare Micheloni di Fdi chiede, almeno almeno all’opposizione di votare contro la delibera.
David Chiappuella
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