Il Tirreno

Opa dimezzata, no di Montignoso

di Aronne Angelici
Opa dimezzata, no di Montignoso

La Monasterio pronta a mettere sul piatto soldi e proposte per tenersi il materno infantile

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MONTIGNOSO. La Fondazione Monasterio è pronta a mettere soldi (e proposte operative) pur di non vedere trasferire da Montepepe al nuovo ospedale unico di viale Mattei (apertura fine 2014 inizio 2015), il dipartimento materno infantile, necessario allo sviluppo (che nel caso vuol dire sopravvivenza) della cardiochirugia infantile.

La notizia la dà il primario, il cardiochirurgo Bruno Murzi, chiamato dal sindaco Narciso Buffoni a spiegare al consiglio comunale - ieri mattina - perché il trasferimento dell’Opa può far morire la ricerca e l’Ospedale del cuore. Far morire quindi una sanità di eccellenza (mortalità zero nel 2012) che adesso attira pazienti non solo dalla Toscana e dalla Sardegna ma anche dall’estero.

Bruno Murzi sta girando la Provincia (ha già incontrato la commissione sanità a Massa, presto sarà ad Aulla) per raccontare perchè è così strategica la presenza del materno infantile a Montepepe, con una porta che si apre sull’Ospedale del cuore.

Alle forze politiche dei Comuni di tutta la Provincia Murzi chiede un intervento sull’Asl e un ripensamento sul trasferimento del reparto. Pronta la Monasterio ad investire nell’operazione e comunque di mettersi a disposizione per dare un contributo qualificato di idee e proposte per ritoccare il piano sanitario in modo da integrare al meglio l’attività dell’ospedale del cuore con quella che si svolgere nell’ospedale unico.

Solo in un passaggio Murzi ha usato un tono più alto: «Non è vero che il dipartimento materno infantile fu piazzato a Montepepe solo come parcheggio in attesa dell’ospedale unico. Ci sono atti, una delibera dell’asl 1997 che portarono ad investire 13 miliardi di allora nella struttura pensata da subito come un insieme, una integrazione di professionalità». Questo per sottolineare che quando invece è stato progettato l’ospedale unico non si è tenuto conto di questa realtà. Murzi è andato poi al centro del problema: «Da anni all’attività chirurgica uniamo la ricerca, come dimostrato da numerose pubblicazioni internazionali, per cercare metodi di prevenzione nella nascita di bambini con problemi cardiaci». Analizzando le placente, è stato scoperto che le madri dei bimbi con problemi cardiaci hanno il 40% in meno di cellule staminali e il 50% in meno di fattori della crescita. C’è la possibilità concreta che in breve tempo si possa andare a innesti di staminali direttamente nel feto della madre in modo da ridurre il rischio di malformazioni cardiache nel neonato. Roba da Nobel. «E’ chiaro che questa attività di ricerca non può andare avanti se il materno infantile non è letteralmente a portata di mano».

E la politica? Il consiglio comunale verrà riconvocato presto per votare un documento congiunto contro - stando all’embrione di dibattito di ieri - il trasferimento del materno infantile.

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