Attenzione
L’urlo delle aziende alluvionate «Difficile avere i risarcimenti»
Le ditte le cantano a Sviluppo Italia: «Per comprare macchinari e materiali servono soldi ma le banche pretendono fidejussioni: occorre una figura di riferimento per aiutarci»
MASSA. Delle 125 aziende apuane che hanno presentato la documentazione per accedere ai contributi regionali per le alluvioni di un anno fa, solo 3 hanno concluso l’iter, e delle altre ben 76 stanno riscontrando grosse difficoltà a ottenere il risarcimento.
Ai dati - estratti dallo studio effettuato dall’(Isr) Istituto Studi e Ricerche della Camera di Commercio – adesso seguono le voci degli stessi imprenditori in attesa del risarcimento dalla Regione, che ieri erano presenti al convegno organizzato presso l’ente camerale e a cui hanno partecipato oltre alle amministrazioni locali, e all’associazione di categoria anche Sviluppo Toscana e la Regione con il suo consigliere Loris Rossetti.
Il convegno, d’altronde, era stato organizzato proprio per creare un confronto fra le varie parti, le aziende alluvionate da una parte e tutti gli enti coinvolti dall’altra, in modo tale da capire le reali e palpabili difficoltà degli imprenditori nel riuscire ad accedere al risarcimento e trovare una strategia per superarle.
Ed è proprio sui presenti che vengono sollevate le prime polemiche da una platea che, se non era agguerrita, sicuramente era molto amareggiata.
«Qui a mio avviso – commenta Alberto Mori, proprietario di una cartoleria alluvionata a Massa – manca la figura principale ossia l’istituto di credito».
Il problema principale sollevato ieri dalle aziende alluvionate è stato, infatti, proprio l’accesso al credito o alla fidejussione.
Per ottenere il risarcimento stanziato dalla Regione, infatti, gli imprenditori dovevano e devono presentare una rendicontazione delle spese sostenute per consentire la ripresa delle attività – che riguardano solo le spese per lavori di ripristino delle strutture e riparazione o riacquisto di macchinari, impianti, attrezzature e il riacquisto o ripristino di beni mobili.
Chi non aveva la liquidità per sostenere la spesa quindi doveva seguire la via della fidejussione. Ed è proprio qui, in questa fase, che nasce il cortocircuito.
«Io per ripartire con l’attività – continua Mori – avevo chiesto una fidejussione di 9 mila euro, e la banca mi ha chiesto di congelare 9 mila euro, ma se io li avessi avuti non avrei chiesto la fidejussione». «Ho trovato un’assicurazione che mi facesse una fidejussione – racconta Beatrice Marovelli del Residence Castellucci - solo dopo ventisei contatti. E sono dovuta andare fino a Firenze per trovarlo».
Un problema oggettivo quindi e, spesso, insormontabile quando ci si muove nella giungla degli istituti di credito, a cui, però gli imprenditori ne aggiungono altri. Non da ultimo la capacità di leggere fra le righe del bando.
«Nel bando c’è scritto che bisogna ricomprare gli stessi macchinari – commenta Giuseppe Lizzani, titolare di due attività alluvionate nel territorio apuano – ma io non posso ricomprare gli stessi macchinari perché sarebbe inutile. Si progredisce e ho bisogno di altri macchinari: posso comprarne altri o solo questi?».
«Io durante l’alluvione ho perso il furgone del valore di duemila euro – racconta Andrea Tam, di Piccolissimi – e l’arredamento, però per ricomprare il furgone avrei bisogno di molto di più di duemila euro. Posso quindi integrarlo con il rimborso dell’arredamento?».
Poca chiarezza quindi e difficoltà da parte delle aziende nel muoversi nel mondo dei risarcimenti.
Motivo per cui una delle proposte avanzate dagli imprenditori stessi è stata quella di individuare una figura di riferimento per le aziende che le aiuti ad interfacciarsi con gli istituti di credito, il Comune e la Regione, e che segua un percorso unico per tutti.
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