Il Tirreno

«Proprio così, editto estense incompatibile col diritto di oggi»

di Alessandra Vivoli
«Proprio così, editto estense incompatibile col diritto di oggi»

Baldi (Avvocatura della Regione): errore storico, i beni estimati di Carrara sono della collettività La spiegazione: Maria Teresa non poteva disporre della proprietà, il suolo minerario è del demanio

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CARRARA. L’editto di Maria Teresa Cybo Malaspina, di fatto, è già stato superato. E a dirlo, non solo alle telecamere di Report ma anche a ripeterlo, per il nostro giornale, è il legale Enrico Baldi del’avvocatura della Regione. Di fatto arriva quell’”appoggio forte” che il Comune cercherebbe per cambiare il regolamento al monte.

Manca solo un ultimo passaggio: il parere di un professore di diritto esperto che possa dare ulteriore rinforzo alla tesi della Regione. A fare il punto è proprio l’avvocato Enrico Baldi. «È una materia complessa quelle delle cave di Carrara e un caso unico in tutta Italia - comincia col dire l’avvocato Baldi - Tutto nasce da un’interpretazione stratificata nel corso di trecento anni. E, di fatto rimasta così fino ad oggi».

La sintesi è questa: «Sì è proprio così: la legislazione estense è incompatibile col diritto moderno, non lo dico io ma una sentenza della Corte Costituzionale, la 488 del 1995. E comunque Maria Teresa non aveva pieno diritto di disporre del sotto suolo minerario: si parla di beni di proprietà pubblica che devono quindi assoggettarsi al diritto dei giorni nostri».

L’avvocato: ecco perché l’editto estense è superato». L’avvocato Baldi cerca come prima cosa di fare chiarezza. «Il fatto è che si sono due modi di interpretare la normativa estense - spiega Baldi - la prima è quella che ha portato alla situazione di fatto, quella che c’è oggi a Carrara, e secondo la quale Maria Teresa avrebbe concesso il diritto pieno anche delle proprietà delle cave ai loro coltivatori. Poi c’è la seconda strada, un’interpretazione completamente diversa a cui la Regione tende ad aderire: si tratta solo di dover approfondire con l’incarico a un professore di diritto antico, per dare forza a questa tesi, prima di ritoccare la normativa stessa». Ed eccola l’interpretazione della Regione: «Cominciamo col precisare che la duchessa Cybo Malaspina non aveva il pieno diritto di disporre del sottosuolo minerario, ma solo di conferire il diritto di sfruttamento esclusivo e perpetuo - spiega l’avvocato Baldi - E, per essere chiari, questo editto valeva solo per il regime di un limitato sistema di regalie, il pieno diritto, per disporre questa norma, lo avrebbe avuto solo e comunque l’imperatore». Quindi un “errore storico”, alla base, e l’incompatibilità col diritto moderno dall’altra. «Maria Teresa non avrebbe potuto disporre del sottosuolo minerario e per quel che riguarda lo sfruttamento “esclusivo e perpetuo” dei beni, è lo stesso concetto di perpetuo a stridere con il diritto moderno, come da sentenza della Corte costituzionale: la legislazione estense è incompatibile quindi con i principi di uno stato moderno - continua - Non sarebbe corretto parlare di concessioni perpetue, ma di concessioni la cui durata deve essere stabilita dalla legge mineraria del 1927 che ne ha stabilito la temporaneità».

«L’indirizzo forte: cambiare il regolamento». Non solo la spiegazione “tecnica” di quanto messo a punto dal lavoro del gruppo di esperti che da tempo sta studiando la vecchia normativa. Ma anche un segnale “forte”, di indirizzo. «Dagli anni Novanta è tutto bloccato - spiega l’avvocato Baldi - L’obiettivo è di riportare le cave al loro regime originario, applicando il diritto nella sua evoluzione storica».E aggiunge: «È un’impresa difficile, visto che si tratta di andare a toccare una materia a cui sono legati interessi milionari».

La Regione conferma: le cave sono demanio pubblico. E intanto la Regione Toscana pensa esattamente quello che l'assessore Ceccarelli e Baldi dell'avvocatura hanno detto nel servizio di Report e i loro pensieri non sono in contraddizione (anche se il montaggio del servizio può aver lasciato intendere questo) e cioè che per dare il necessario supporto giuridico all'interpretazione dell'Avvocatura regionale (secondo cui le cave sono demanio pubblico e appartengono alla collettività), occorre sciogliere tutte le questioni giuridiche che da 300 anni sono irrisolte. A questo sta lavorando proprio il 'gruppo di lavoro' citato dall'assessore ed impegnato a redigere la nuova legge regionale sulle cave. Questo lavoro implica molti approfondimenti giuridici e storici. Si è ritenuto necessario reclutare un esperto (il famoso 'saggio') che sappia ben orientarsi tra i codici del '700. I tempi per l'emanazione della legge sono quelli necessari per ogni legge, ed è praticamente impossibile definirli dato che ci saranno vari passaggi tecnici e politici. In questo caso, rispetto agli iter delle normali leggi, a rallentare ulteriormente la cosa c'è il problema di doversi rapportare ad un editto così antico e sedimentato.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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