Sicurezza
«Ogni anno asportata un’isola Palmaria»
La denuncia di Mangiatrekking: «Altro che rendite parassitarie e beni estimati, è questo il problema»
CARRARA. L’associazione Mangia Trekking, richiama l’attenzione, in una nota, «su quanto sta avvenendo sulle Alpi Apuane, dove un grande dibattito politico-legislativo tra “rendite parassitarie” e “beni estimati” che si riconduce all’anno 1700, va mascherando, e distogliendo l’attenzione dal vero disastro ambientale in corso. Non per caso il fenomeno delle cave per la produzione di marmo e carbonato di calcio sulle Alpi Apuane, viene computato tra i più grandi disastri ambientali del Pianeta. Infatti è stato autorevolmente stimato che ogni anno dalle cave delle Alpi Apuane “dentro e fuori” , viene asportata una quantità di marmo pari circa all’isola Palmaria, la più grande del Mar Ligure. Un dato inquietante. Preoccupati da questo fenomeno, che a parere dell’associazione, va sempre più abbruttendo, e forse anche indebolendo l’intera area - si aggiunge - due membri del Mangia Trekking, Luigi di Milano e Giancarlo di Parma, si sono mossi sul territorio per vedere direttamente a tutto campo, quanto “dentro e fuori” è in corso sulle Alpi Apuane. Dalla cava Brecciolino, al bacino Fantiscritti, alla miniera del Ravaccione, alla cava di Pozzo vicino a Colonnata, fino al bacino di Torano, andando ad osservare anche cosa rimane nelle tante cave abbandonate. A conclusione del percorso conoscitivo, Luigi e Giancarlo hanno affermato di ben comprendere adesso, quello strano “scricchiolio” e quel lamento che talvolta avvertono durante le escursioni sulle Alpi Apuane. Davvero è poca cosa, e forse fuorviante discutere su “beni estimati” e “rendite parassitarie”, ci sarebbe piuttosto da domandarsi, continuando di questo passo, cosa rimarrà un giorno delle Alpi Apuane. Cominciando dal come e perché vengono venduti pezzi pregiati d’ Italia».
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