Il Tirreno

«Imprenditori disponibili a fare di più per la città»

La replica di Assindustria: il marmo è la nostra storia, la nostra identità culturale non può venire sfregiato da rappresentazioni che non corrispondono alla realtà

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CARRARA. «Il marmo costituisce per la nostra città una risorsa unica. E’ la nostra storia, la nostra identità culturale, sono le opere e le competenze per le quali siamo oggigiorno conosciuti nel mondo. È mortificante che tutto ciò venga sfregiato da rappresentazioni che, al netto di problemi e mancanze che pure vi sono, non corrispondono alla realtà».

Non si fa attendere, il giorno dopo la messa in onda del servizio di Report dedicato alle cave, la replica di Assindustria affidata a una nota del presidente Giuseppe Baccioli.

«Il marmo è la colonna vertebrale della nostra economia. Aldilà di analisi superficiali e luoghi comuni cresciuti sulla non conoscenza dei fatti, complici indolenti maestri, il marmo rappresenta una ricchezza per tutti: sviluppando occupazione e reddito, e sostenendo in modo importante le attività benefiche, culturali e sportive del territorio - si legge nella nota degli industriali - Abbiamo consapevolezza che il marmo possa “dare di più”. Per fare questo occorre girare pagina».

Insomma l’appello è sì alla distensione, al voltare pagina. Partendo, secondo Assindustria, da alcune precisazioni.

«Occorrono innanzitutto parole di verità - continua la nota - Se la città è povera, non è “malgrado” il marmo. Riflettiamo su cosa sarebbe “senza” il marmo. Se però la cittadinanza non avverte nemmeno, oltre il ritorno economico diretto e tutto quello che viene sistematicamente snobbato come indotto, che il Comune di Carrara ha un’entrata esclusiva di circa 17 milioni di euro, forse l’attenzione deve essere indirizzata anche a come l’Amministrazione impiega queste risorse: solo meno della metà sono destinate alla “strada dei marmi”».

«Occorre eliminare i rancori e le polemiche- continua Assindustria - Il vero teatrino è intestarsi a vario titolo risultati amministrativi sulla materia che non ci sono stati, continuare a proiettare semplificazioni e illusorie soluzioni sul regime giuridico delle cave composto da un corpus normativo che solo l’incompetenza e l’inesperienza possono trattare con sarcasmo».

«A ben vedere anche l’eccitata controversia sui valori della produzione stimati dal Comune, su 81 cave attive, riguarda 10 casi che sono ricorsi allo strumento del lodo arbitrale - concludono gli industriali - Occorre la volontà di costruire insieme. Gli imprenditori sono disponibili a fare ancora di più la loro parte ed a impegnarsi per il bene della città, che è anche il loro. Ma questo - sottolineano al termine della nota - non può che avvenire nella condizione che definiamo “certezza del diritto” poiché a nessuno può essere ragionevolmente chiesto di impegnarsi per un futuro, più o meno lungo, in mancanza delle proporzionate garanzie a poter operare».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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