Il Tirreno

Gioco patologico, liquidazione in fumo

Gioco patologico, liquidazione in fumo

Ancora allarme in commissione sociale: il caso di un militare a riposo che ha speso tutto il tfr e gran parte della pensione

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CARRARA. Se “frugando” nelle tasche della giacca o del giubbotto di vostro figlio trovate uno spinello vi allarmate, magari chiedete aiuto ad un centro per la lotta alle dipendenze ma, se nello stesso posto, trovate un gratta e vinci, cosa fate?

Questo l'interrogativo allarmante che ieri mattina in Commissione Sociale ha posto Maria Paola Freschi, presidente di Ogap.

«Sono certa che la maggior parte di voi chiederebbe se il ragazzo ha vinto o perso - affferma - senza porsi il problema di quanto anche tentare la fortuna possa provocare dipendenza».

L'Ogap, associazione per combattere le dipendenze, ha cominciato la propria attività per combattere l'alcolismo e la dipendenza da stupefacenti, per poi, da alcuni anni, dedicarsi anche al cosiddetto Gap (Gioco d'azzardo patologico) che, non a caso, ha soppiantato l'altro termine, molto più “soft” di ludopatia.

«Questo perché - afferma Freschi- quella del gioco è fra le dipendenze più difficili da combattere: se durante i trattamenti, posso cominciare a ragionare lucidamente con un alcolista nel giro di 10 giorni e con un tossicodipendente sarà necessario un mese, con chi è affetto dalla patologia del gioco, non sarà sufficiente un anno».

Due i gruppi di aiuto organizzati da Ogap in provincia (oltre a quello presente al Sert) che, nel giro di pochi mesi hanno visto più che raddoppiati gli utenti.

Il giocatore patologico infatti, spesso soffre di forte depressione e il momento di crisi economica che stiamo vivendo non farebbe che peggiorare la situazione. «La prima cosa che faccio durante il trattamento - spiega ancora Freschi - è mettere in astinenza il paziente, ma questo non basta dato che, dopo che si è riacquistata la lucidità è necessario indagare sul problema che lo affligge, la maggior parte dei frequentatori del centro non a caso sono parallelamente seguiti anche da uno psichiatra».

La dipendenza dal gioco poi, non coinvolge esclusivamente chi ne è colpito ma, naturalmente, l'intero nucleo familiare che, quando è possibile, partecipa anch'esso alle sedute. Ogap segue dipendenti nel territorio compreso da Viareggio alla Spezia: «Solo in un gruppo abbiamo fatto i conti - prosegue Freschi - e siamo arrivati a rasentere i 5 milioni di euro giocati».

E se una donna di Querceta in 12 anni si è giocata 120mila euro, un militare in pensione di La Spezia è arrivato non solo a giocarsi l'intera liquidazione, ma quasi la totalità della pensione. I casi più gravi poi sono quelli che al centro non arrivano neppure perché in mano agli strozzini: «Personalmente - specifica Freschi - qualcuno mi ha confessato di non potersi curare perché ne andrebbe della vita dei propri figli».

Ma la vera questione è cosa possa fare un'Amministrazione per riuscire almeno a limitare i danni. Ben poco purtroppo dato che tutto è gestito a livello statale. Negli ultimi mesi tre sono state le campagne messe in campo per arginare il disastro sociale di cui è responsabile il gioco: la Campagna nazionale “Mettiamoci in gioco”, una proposta di legge proveniente da alcuni parlamentari infine, una proveniente dalla Regione Toscana. Nello specifico, la Campagna “Mettiamoci in gioco”, propone, tra l'altro, oltre all'istituzione di un Fondo per la prevenzione, fornire maggiori poteri agli Enti locali, non incoraggiare la popolazione a tentare la fortuna tramite pubblicità ingannevoli, riequilibrare i prelievi fiscali che, per i giochi nuovi corrispondono a meno dell'1%. «In Svizzera - afferma ancora Freschi - dove le sale giochi erano ovunque, hanno risolto il problema in 10 giorni: hanno smantellato tutte le slot machine presenti nei locali pubblici per relegarle esclusivamente nei casino, dove adesso è presente un esperto che monitora il giocatore (che può entrare solo se in possesso di uno specifico tesserino) e, nel momento in cui comincia ad emergere dipendenza, viene ritirato il tesserino per un anno e il giocatore viene affidato ad un centro contro le dipendenze».

Insomma, pur sperando che le campagne e le proposte di legge poste in essere vengano a breve prese in considerazione dal Governo, alcuni suggerimenti all'Amministrazione comunale che, come ricorda Fabrizio Giromella, si era già posta il problema vietando ad esempio l'istallazione di sale gioco in centro storico (divieto poi recentemente aggirato) e a meno di 150 metri dalle scuole: l'inserimento di un semplice questionario relativo al tempo, la frequenza, il budget e la frequenza che si dedicano al gioco, da far compilare a tutti i cittadini che si rivolgono ai servizi sociali per ottenere un sussidio; l'inserimento dello stesso sul sito del Comune, così come numeri telefonici utili a chi volesse chiedere aiuto, la creazione di manifesti pubblicitari che mettano in guardia sui rischi da affiggere nei luoghi pubblici e nelle scuole, la creazioni di spazi aggregativi che permettano ai giovani di incontrarsi anche fuori dalle sale gioco infine una forte prevenzione nelle scuole. «Come capigruppo - afferma Roberta Crudeli (Pd) - ci faremo portatori di queste proposte in Consiglio Comunale» e Federico Bonni (M5S) suggerisce d'istituire un premio per tutti quei locali che smantelleranno le slot machine e, con il marchio “No slot”, incentivare i clienti indirizzandoli verso una sorta di «consumo critico».

Barbara Monaco

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