Sicurezza
E su Facebook Zubbani diventa Maria Teresa
Il fotomontaggio di Stella Volpi impazza sul social. E fra i commenti: «A Carrara siamo come a Gela»
CARRARA. Pioggia di reazioni alla messa in onda di “L’editto di Carrara” il servizio realizzato da Bernardo Iovene sulle cave, trasmesso lunedì sera all’interno di Report.
Su Facebook si scatenano i commenti dei carraresi, tra ironia e amarezza. Critiche, battute, proposte provocatorie e perfino un fotomontaggio, che ha fatto il giro di tutte le bacheche, (opera di Stella Volpi) del sindaco Angelo Zubbani, raffigurato nei panni di Maria Teresa Cybo Malaspina.
In generale l’impressione è che la nostra città e la sua amministrazione non siano usciti affatto bene dal reportage.
C’è chi afferma che il sindaco, davanti alle telecamere di Report , sia apparso in evidente imbarazzo, e che sia uscita l’immagine di una città retrograda, vincolata a un editto vecchio di oltre 300 anni.
«Abbiamo fatto la figura dei tonti» scrive qualcuno mentre altri paragonano l’amministrazione della città a una monarchia: ci sono poi commenti decisamente più pesanti.
«C'è più omertà a Carrara che a Gela. Il "marmo" ed i suoi privilegi sono un tabù di difficile discussione» scrive una cittadina mentre secondo un altro post, il sindaco sarebbe «evidentemente imbarazzato a prendere posizione contro gli imprenditori del marmo».
«Secondo questa logica nemmeno la schiavitù sarebbe stata abolita» scrive un altro cittadino in riferimento ai Beni Estimati “blindati” dall’editto del 1751.
Il documento siglato da Maria Teresa Cybo Malaspina viene anche citato, in forma rivista e corretta, davanti allo sfondo delle cave di marmo.
Ma a spopolare è soprattutto il fotomontaggio che ritrae il sindaco Zubbani proprio nei panni di Maria Teresa: il volto del primo cittadino è stato incollato sulla figura della nobildonna, ritratta in abiti settecenteschi con tanto di corona e boccoli.
Ma al di là delle critiche e degli sfottò, dal social network arrivano anche alcune proposte, più o meno provocatorie, su come risolvere la situazione: dalla messa in atto di un “esproprio” vero e proprio al ritorno al regolamento della Fazzi Contigli, l’idea di fondo è sempre la stessa: le cave sono dei carraresi e l’epoca degli editti deve finire.
Cinzia Chiappini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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