Finanza
«Simoncini ha ignorato il malcontento»
Continua la querelle tra i socialisti aullesi e l’ex sindaco dopo il suo siluramento da parte della giunta
AULLA. «I socialisti non hanno nulla da rimproverarsi». Inizia così il documento della segreteria comunale del Psi in merito alla querelle iniziata con la sfiducia al sindaco Roberto Simoncini, riaccendendo quindi una miccia innescata.
«Trasparenza e senso di responsabilità del Psi, mentre l’ex sindaco tenta di scaricare colpe e limiti di una gestione personalistica e senza respiro politico - si legge nel testo - i socialisti aullesi, leggendo le esternazioni dell’ex sindaco di amministratori decaduti, sono convinti che gli stessi siano stati colpiti da un preoccupante fenomeno di rimozione selettiva di proprie colpe e responsabilità. Questi nostalgici ritenendo che i cittadini siano di memoria corta si esibiscono in accuse e insinuazioni ridicole e infondate. Simoncini e i suoi sostengono che la causa della caduta dell’amministrazione sia il mancato appoggio dei socialisti, dimenticando, forse volutamente, che il 30 settembre è stata depositata una mozione di sfiducia firmata da undici consiglieri tra i quali anche da autorevoli e rappresentativi esponenti della maggioranza e del Pd, verso i quali non abbiamo letto a oggi nessun commento. Se l’ex sindaco e i suoi fedelissimi si fossero premurati almeno di leggere le motivazioni della mozione avrebbero rilevato testualmente che “lo svilimento del ruolo e delle funzioni del consiglio comunale non è accettabile, e proprio la mancanza di gestione politica risulta causa della mancanza di qualsiasi strategia” alla quale si aggiunge “l’incapacità politica a qualsiasi confronto sia con le opposizioni sia con gli stessi consiglieri di maggioranza” sommata, dice ancora alla “totale mancanza di visione politica del sindaco caratterizzata dal pressoché assoluto immobilismo e dall’assoluta inadeguatezza a dare risposte ai bisogni primari dei cittadini”. Sono solo alcuni passaggi, e nemmeno fra i più difficili da capire, di un documento che i socialisti, pur da tempo insoddisfatti dell’operato del sindaco, non hanno né ispirato né sottoscritto a parte un’esponente che lo ha fatto a titolo meramente personale. Su questo il sindaco, non sappiamo se per inadeguatezza o altro, non ha voluto discutere con la sua maggioranza ritenendo di poter procedere per trattativa privata nel recupero delle “pecorelle smarrite”».
E la conclusione al veleno: «I socialisti hanno preso atto della situazione che vedeva la maggioranza ormai dissolta con il venir meno dell’appoggio di consiglieri del partito del sindaco incapace, a sua volta di gestire tanto l’ordinario quanto l’emergenza e, ancor meno, di superare prove come l’approvazione del bilancio e altro. Questi i fatti che si basano su documenti firmati che non possono essere né cancellati né negati. Fra le accuse fantasiose dell’ex sindaco ai socialisti, non poteva mancare quella avere amici da favorire e interessi da tutelare. Ma abbiamo preferito assumerci le responsabilità politiche senza nulla chiedere. A nessuno sfuggirà la differenza di comportamento con chi ha usato anche gli ultimi minuti del proprio mandato per elargire dubbi incarichi e laute prebende per le quali ci auguriamo siano forniti i necessari chiarimenti».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google