Sicurezza
San Pio X, quella chiesa lasciata nel degrado
Insorgono i fedeli e la gente del quartiere: «Via le scritte dalla casa di Dio». Ma c’è di mezzo una causa
MASSA. La vecchia chiesa di San Pio X è una ferita nel cuore del quartiere, non solo dei fedeli ma anche di chi non frequenta tanto i preti. Eppure quelle scritte sui muri del vecchio edificio sconsacrato decine di anni fa fanno male, così come fa male vedere la statua in gesso di San Pio che si trova ancora sulla facciata. Sembra abbandonata, come se fosse cosa di poco valore e invece è stata scolpita dalle sapienti mani di Riccardo Rossi e dovrebbe essere valorizzata. Davvero brutto vedere che in un posto dove si ascoltava la parola di Dio adesso invece si ritrovano dei giovinastri che armati di bombolette scrivono di tutto, dall’amore per quella ragazza alla bestemmia inconsapevole.
Eppure quel terreno e quella chiesa, che nonostante sia stata sconsacrata ha una croce che impone rispetto, sono al centro di un contenzioso giudiziario. E per questo sono stati via via lasciati andare a loro stessi. Don Domenico Della Bianchina aveva donato il terreno attorno alla chiesa di San Pio X alla parrocchia, dove sorge la vecchia chiesetta che veniva utilizzata come oratorio. Più di venti anni fa. Aveva imposto una sola condizione: doveva essere utilizzato per scopi religiosi. Punto e basta. Nessun problema fino al 2004, quando alla curia apuana venne fatta un’offerta per quell’area. Affare che nel frattempo è saltato, ma che ha trasformato tutto in una causa civile che va avanti dal 2005. E che non è ancora terminata.
Da una parte la chiesa - rappresentata dall’avvocato Elisabetta Galeazzi - che chiede al giudice di ottenere quel terreno perché ne ha usufruito per più di venti anni e quindi lo ha usocapito; dall’altra gli eredi di don Domenico - il nipote Giuseppe Grassi, rappresentato dall’avvocato Dino Del Giudice - che invece vogliono che quel terreno resti a titolo di donazione e soprattutto che venga utilizzato per scopi religiosi. Ovvero: non venga messo in vendita né ora né mai. Le udienze come detto si sono susseguite da anni senza vedere ancora la fine. La speranza è che alla fine si trovi un accordo, anche se i due legali non vogliono fare commenti in proposito. L’unica cosa che si può dire è che hanno perso sia la parrocchia sia gli eredi di don Domenico perché dal 2005 non è stato possibile trovare una soluzione senza dover portare la questione in un’aula di tribunale.
Per risolvere il caso si era mosso perfino il Vaticano, chiedendo di trovare un’intesa extra tribunale. Monsignor Tarcisio Bertone, quando era segretario di Stato, aveva scritto a Del Giudice dandogli ragione, ma la curia non aveva accettato quel parere troppo romano. E così mentre si litigava la chiesa diventata oratorio cadeva a pezzi (il tetto ha bisogno di manutenzione) e la vernice spray la trasformava in una sorta di capannone adatto ai rave party. È possibile ridurre così la casa di Dio?
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google