Il Tirreno

«Quel siluro dai socialisti ha un motivo»

«Quel siluro dai socialisti ha un motivo»

Nota al veleno della ex giunta comunale contro la mozione di sfiducia rivolta dalla maggioranza al sindaco Simoncini

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AULLA. Continuano le scintille attorno alla ormai ex giunta comunale, dopo la avvenuta mozione di sfiducia al sindaco Roberto Simoncini da parte di 11 membri della maggioranza, tra cui i socialisti.

A intervenire, stavolta, sono gli ex assessori Schianchi, Chiodetti, Giovannoni e Vasoli che, «a nome di Simoncini, giunta e consiglieri della amministrazione appena decaduta - si legge in una nota - sentono la necessità di mettere chiarezza una volta per tutte rispetto al tentativo dei socialisti di giustificare le loro decisioni di chiudere l’esperienza amministrativa di Aulla, tentativo che appare alquanto patetico alla luce dei fatti. I socialisti, da subito hanno voluto distinguersi in consiglio comunale creando un gruppo autonomo, da sempre con arroganza volevano imporre le loro scelte sempre per difesa di questo o quell’altro amico e non certo nell’interesse generale della città. Questa crisi nasce non tanto da una mancanza di un programma, peraltro sottoscritto e mai letto da vari consiglieri che si sono presentati agli elettori, un programma che nonostante le grandi difficoltà incontrate in questi anni (4 alluvioni, frane e terremoti) si stava avviando al completamento nell’ultimo anno di mandato, ma nasce in realtà da interessi personali».

A questo punto il documento fa riferimenti che investono il lato personale di qualche ex amministratore e poi così prosegue: «consiglieri che pretendevano la denuncia nei confronti di Anas per il ponte di Serricciolo e a cui poco è interessato che il ponte sia stato ricostruito in otto mesi. Questi consiglieri si sono uniti alla minoranza che ha sempre votato contro alle iniziative dell’amministrazione, una minoranza che non voleva che si ricostruissero le nuove case popolari, ma che si ristrutturassero quelle colpite dall’alluvione, una minoranza che ha votato contro all’acquisto delle aree ferroviarie e di conseguenza al progetto di ricostruzione di case e scuole e alla messa in sicurezza della città».

C’è poi l’affondo: «I socialisti erano tanto contro questa amministrazione che erano presenti in giunta fino al 22 ottobre, quindi un giorno prima dell’ultima imboscata, e avevano votato a favore di tutto, compreso il bilancio di previsione e il prolungamento dei contratti dei dipendenti comunali legati al mandato del sindaco; erano perfettamente e giornalmente informati che l’unico tentativo valido ed efficace era quello, che è stato fatto, di compattare il Pd recuperando l’unico consigliere iscritto al Pd che aveva supportato la mozione, per garantire che questa amministrazione potesse andare avanti, non per l’interesse di Simoncini e della giunta ma per senso di responsabilità e compattezza politica, nell’interesse della città e dei suoi cittadini. Quando hanno saputo che il tentativo era ormai riuscito, sono usciti loro allo scoperto, essendo, come ora risulta chiaro, fin dall’inizio, d’accordo con chi da tempo buttava benzina sul fuoco di questa amministrazione».

La nota aggiunge che: «Non è certo per la mancanza di progetti svolti o realizzati che è caduta l’amministrazione, ma solo per una semplice speculazione politica, che i socialisti consapevoli che il nostro operare avrebbe portato a chiudere tante opere pubbliche e a iniziarne tante altre, avrebbe oscurato la loro visibilità, hanno messo in scena questa commedia. I socialisti hanno mandato avanti la loro capogruppo con gli altri, rimanendo a fianco del sindaco giurando eterno amore, consapevoli che ciò avrebbe legittimato la candidatura a sindaco del rampollo di famiglia. Quando il Pd si è ricompattato, hanno deciso di togliere la fiducia sancendo così la futura alleanza trasversale, restaurando un sistema che questa amministrazione ha fortemente combattuto e interrotto; tutto ciò privilegiando propri interessi personali e non quelli della città. Si sono così ritrovati tutti coloro che facevano votare no alla fusione con Podenzana (e che come tradizione prima avevano detto sì), consentendo così di buttare via ben 9 milioni di euro, in barba ai bisogni del territorio e della gente».

E la conclusione: «Questa è la storia vera e pertanto come abbiamo già affermato in consiglio, per il futuro, guardando avanti, oltre questo ennesimo siparietto, la scommessa sarà quella di trovare persone serie e capaci che vogliano condividere un programma per la città, a prescindere dalla solita gestione fatta di centri di potere».

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