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L’ex provveditore Alfano a processo per assenteismo

L’ex provveditore Alfano a processo per assenteismo

È accusata di truffa allo Stato. A denunciarla in procura sono stati i colleghi Lei si difende: costretta a ricoprire il doppio incarico a Massa e Pisa, mi spostavo

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MASSA. Lei così inflessibile con i dipendenti, tanto che sono stati loro a segnalare ai carabinieri che si allontanava dall’ufficio senza alcun motivo, è finita sotto processo con l’accusa di truffa allo Stato. L’ex provveditore agli studi della provincia apuana Maria Alfano, ruolo ricoperto per cinque anni, è stata rinviata a giudizio dal gup dopo una lunga inchiesta sull’assenteismo. L’accusa, sostenuta dal sostituto procuratore Alessandra Conforti, ha raccolto prove che testimoniano come le sue uscite - e le sue mancate entrate - in realtà fossero delle assenze ingiustificate dal lavoro. Lei, difesa dall’avvocato Luca Pietrini, si difende con un dato di fatto: per tre anni è stata provveditore sia di Massa-Carrara sia di Pisa, il doppio incarico non le consentiva di essere in entrambi gli uffici contemporaneamente.

Giustificazione che non solo non ha convito la procura ma neppure il giudice dell’udienza preliminare che, ascoltate le parti, ha deciso che sarà il processo (prima udienza a febbraio) a stabilire se Alfano, nel frattempo andata in pensione, è stata un’assenteista oppure no. Nel caso, oltre la condanna penale, la funzionaria dovrà anche restituire parte dei soldi delle buste paga contestate. Qualche migliaio di euro.

I fatti risalgono a un paio di anni fa. Ad attivare la procura e l’Arma era stata la segnalazione di un paio di dipendenti del provveditorato apuano. Alfano non è mai stata vista di buon occhio dai sottoposti, dato che era inflessibile sugli orari di ufficio e non tollerava alcun ritardo. Rimprovero oggi, rimprovero domani chi lavorava con lei ha cominciato a notare le sue assenze. E le ha segnalate agli inquirenti. A questo punto è partita l’indagine vera e propria. E i carabinieri hanno avuto le conferme alla denuncia che avevano raccolto: quando il provveditore voleva concedersi un po’ di riposo per sbrigare delle faccende personali a Massa diceva che andava a Pisa e a Pisa diceva che andava a Massa. In realtà - secondo l’accusa - non stava né da una né dall’altra parte.

Va detto che i militari non l’hanno trovata né con il sacchetto della spesa in mano e neppure con la borsa della palestra in spalla, ma nella loro informativa che poi hanno inviato al pm Conforti hanno detto chiaramente che non si trattava di impegni di lavoro. L’indagine è andata avanti per più di un anno, hanno anche chiesto spiegazioni al provveditore. E lei ha fornito le risposte. Ma non ha convinto. Anche se il suo legale è sicuro che nel dibattimento riusciranno a spiegare il motivo di quegli allontanamenti. In pratica era il doppio incarico a costringerla a non essere né a Pisa né a Massa. I dipendenti intanto si dividono tra innocentisti e colpevolisti. E lo faranno anche quando verranno chiamati a testimoniare.

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