Finanza
«Niente aumenti e niente Tares»
La consigliera comunale Bienaimé (Idv): Carrara faccia come Sarzana e mantenga la Tarsu
CARRARA. L’amministrazione faccia come Sarzana e mantenga la Tarsu, rinunciando alla Tares: lo ha chiesto alla vigilia del consiglio comunale Claudia Bienaimè (Idv), spiegando che il Comune avrebbe potuto prendere decisioni diverse e ammortizzare il salasso sui cittadini. «I costi di Amia sono troppo alti e il gettito del marmo troppo incerto», ha aggiunto la consigliera, sollevando lo spettro di un esodo di commercianti verso Massa.
«La situazione delle casse comunali è molto preoccupante, l’incertezza del gettito dal lapideo rischia di compromettere l’intero bilancio e gli effetti si sentono anche sulla Tares»: Claudia Bienaimè non ha dubbi, per quanto riguarda la definizione delle tariffe della nuova tassa sui rifiuti, l’amministrazione carrarese avrebbe potuto fare molto di più, – dice – per attutire il salasso su cittadini e attività produttive. «Non è vero che i Comuni avevano le mani legate, non è vero – attacca la consigliera - che sulle tariffe c’erano pochi margini: per comprenderlo basta guardare ai Comuni vicini, come Sarzana che ha deciso di non applicare la Tares e si è tenuta la Tarsu, o Massa dove i rincari saranno inferiori rispetto a Carrara». Il raffronto con il Comune di oltre Foce per la Bienaimè è così impietoso da far temere un esodo di commercianti da Carrara a Massa: «Un fioraio qui paga il doppio che a Massa… non mi stupirei se tra un po’ per acquistare un mazzo di fiori saremo costretti a cambiare città», ha detto con tono provocatorio l’esponente dell’opposizione. La consigliera, smonta una per una le “giustificazioni” date dall’amministrazione nei giorni scorsi, anche rispetto al confronto con le tariffe applicate dall’amministrazione massese: «E’ vero, oltre foce fanno meno differenziata ma di contro raccolgono molta più indifferenziata. Basti pensare che il totale dei rifiuti di Massa è superiore del 45% al nostro, ma le nostre tariffe sono molto più alte».
Secondo la Bienaimè molto dipende dai costi della raccolta e anche dalla gestione delle aziende che la effettuano: «Quando i cittadini sono costretti a farsi completamente carico di questi servizi, allora la trasparenza sulle società che li gestiscono deve essere massima» ha dichiarato la consigliera, spiegando che in termini di costi di capitale, Asmiu costa 1,7 milioni mentre Amia 2,7 di cui 650mila euro in accantonamenti inesigibili. E a coloro che imputano il boom dei costi alla raccolta porta a porta la Bienaimè risponde: «Noi siamo favorevolissimi alla differenziata, ma ci sono tanti modi per farla. Quello scelto da Carrara non è incentivante e non sta dando frutti». Aggiunge che se le tariffe applicate dall’amministrazione sono così alte, la “colpa” non è solo dei costi del servizio ma anche delle difficoltà che il municipio ha nella messa a punto del bilancio generale: «L’incertezza del gettito del lapideo condiziona tutta la manovra e lascia il Comune con pochissime risorse da destinare ad agevolazioni e sgravi» ha detto la Bienaimè, spiegando che dei 17,8 milioni attesi dal settore marmo a oggi – secondo fonti dell’amministrazione – ne sarebbero entrati 10 o12. Un buon risultato? «E’ presto per dirlo» replica la consigliera, ricordando come la sentenza con cui il Tar ha bocciato le tariffe deliberate dall’amministrazione a fine 2011, reintroducendo quelle – più light - degli accordi con gli industriali, spalanca la porta a una pioggia di ricorsi.
«Le imprese che hanno già pagato dicono che non chiederanno soldi indietro ma nessuno può averne la certezza. Il bilancio del Comune di Carrara – ha concluso la Bienaimè – si basa su dati aleatori».
Cinzia Chiappini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
