Sicurezza
«Chiedo giustizia per mio fratello morto a 42 anni»
CARRARA. «Giustizia per mio fratello». A chiederlo è la signora Bruna Giangarè, che abita in via Covetta, e chiede - con un esposto dello scorso maggio, che aveva con sè ieri in Procura - che sia...
CARRARA. «Giustizia per mio fratello». A chiederlo è la signora Bruna Giangarè, che abita in via Covetta, e chiede - con un esposto dello scorso maggio, che aveva con sè ieri in Procura - che sia fatta luce sui motivi del decesso del fratello Giovanni, morto a 42 anni (scrive nell’esposto) «in maniera non chiara e sospetta presso l’ospedale civile Campo di Marte di Lucca». Un fratello che aveva problemi di salute fin dalla nascita e che si trovava a Lucca perché qui - sostiene - non era più curato. «Da tempo egli aveva degli sbalzi di temperatura che lo portavano a compiere gesti di inaudita ferocia e violenza, che scomparivano con il diminuire della temperatura corporea». Nel tempo, scrive la signora, non si sarebbero cercate le cause dei malesseri del fratello. «Secondo l’autopsia - prosegue - la morte è da addebitarsi ad uno stuzzicadenti ingerito, ora io le domando se è mai possibile che in un reparto altamente protetto come quello psichiatrico, possano circolare tali oggetti, che possano metter a serio rischio delle vite umane inermi. Ho altresì ragione di credere che a Giovanni siano stati espiantate le cornee subito dopo la morte, senza chiedere nessun tipo di autorizzazione a me, unico familiare consanguineo in vita, e sua tutrice anche se provvisoria». Negli anni, aggiunge la signora Giangarè, il fratello non avrebbe avuto sufficiente tutela: «In qualità di sorella ho fatto il mio dovere, assistendo in ogni momento mio fratello, rischiando per altro la vita in diverse occasioni, visto che la sua ferocia diventava molto forte, non l’ho mai abbandonato a se stesso, anzi sono io riuscita a capire la causa delle sue “febbri”, era affetto da cistite cronica recidivante». Si sollecita quindi, anche se a distanza di anni, di fare luce.
In Procura, la signora Giangarè ha verificato che sulla base del suo esposto risultano aperti due fascicoli della procura: uno per falso ideologico (titolare la dottoressa Soffio) e uno per omicidio colposo (contro ignoti), titolare il dottor Dello Iacono.
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