Il Tirreno

Tre nuovi indagati 12 ditte perquisite

Tre nuovi indagati 12 ditte perquisite

Carlo Vanelli, Manrico Gemignani e Lorenzo Vanelli finiscono nel mirino Pedinamenti, foto e posta elettronica spiata: il lavoro della Finanza

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CARRARA. Dalle udienze di riesame appare un quadro più complesso, e completo, dell’inchiesta sul nero alle cave.

E si allunga la lista degli indagati. Ai nove già iscritti al registro per le ipotesi di reato di frode fiscale e riciclaggio (Nicola Fontanili, Eugenio, Giuliano e Maria Pia Venezia, Giovanni e Andrea Simonelli, Luciana Chiesi, Kapur Munish e la Venezia Borkers) si aggiungono i nomi di Carlo Vanelli e Manrico Gemignani, delle aziende Gemignani e Vanelli e Sagevan e quello del promotore finanziario Lorenzo Vanelli.

Otre 100 pagine di intercettazioni telematiche e telefoniche, fotografie e pedinamenti: tutto per ricostruire quel flusso di denaro “in nero” che avrebbe caratterizzato, sempre secondo l’ipotesi accusatoria della Procura, i traffici commerciali fra Carrara e l’India.

Nel mirino delle Fiamme Gialle sono finite anche altre 12 aziende, tutte passate al setaccio dalle perquisizioni (questa volta non sarebbero invece state “visitate” le abitazioni). Le aziende perquisite sono: la Gemeg della famiglia Soldati, Giorgi Marmi di Roberto Giorgi, Igf di Paolo Sacchelli, Franchi Umberto Marmi di Bernarda e Alberto Franchi, G.R. Marmi di Giuseppe Peselli, Gmc graniti colorati di Luciano Grassi, Carrara srl di Alessandro Franzoni, D.I Mar di Andrea Ratti, Donati Marmi di Carlo Donati, Fibra Srl.

La svolta. La svolta è avvenuta partendo dalle intercettazioni telefoniche, le prime, degli imprenditori già iscritti al registro degli indagati. In particolare l’attenzione si è concentrata sulle utenze telefoniche di Eugenio Venezia e su quelle dell’autista, Giovanni Simonelli, che è stato anche pedinato durante i suoi viaggi a Milano.
Da qui si è allargato il fronte delle indagini.

I rapporti Sagevan-Venezia. È la svolta della seconda tranche delle indagini. E coinvolge una delle aziende leader del lapideo, la Sagevan. Diversi episodi di approvigionamento di somme di denaro contante - presso soggetti indiani - da ricondursi a pagamenti in “nero”, verosimilmente - si sostiene da parte della Finanza - a fronte di cessioni di materiale lapideo. È questo che viene messo nero su bianco sul fascicolo della Guardia di Finanza protocollato il 14 maggio scorso che coinvolge due delle aziende big del lapideo, la Sagevan e la Gemignani e Vanelli. Si ipotizza un giro di soldi in nero. Tali somme, ritirate da Eugenio Venezia o da un suo incaricato - si legge nella nota della Finanza - sarebbero state ritirate da Carlo Vanelli (socio e amministratore di Gemignani e Vanelli Marmi e consigliere di Sagevan Marmi) coadiuvato da Manrico Gemignani (a sua volta socio di Gemignani e Vanelli marmi e socio/presidente del consiglio di amministrazione di Sagevan). Le due società risultano strettamente legate, tanto da essere riconducibili al medesimo nucleo familiare, osserva la Finanza.

Foto, intercettazioni telematiche e pedinamenti. Il lavoro delle Fiamme gialle, in relazione al ritiro di denaro, è stato svolto anche attraverso intercettazione telematica delle caselle postali: ciò avrebbe permesso di individuare delle: «Sicure transazioni commerciali, riguardanti la Sagevan che risulta avere ceduto materiale lapideo, in blocchi e in lastre, ad almeno due diverse società indiane, la Sidharta Marbles & Granites e la Royale impex. Per conto delle quali Eugenio Venezia ha evidentemente ricoperto il ruolo di intermediario».

Le perquisizioni. Non solo pagine e pagine di telefonate spiate e di sms trascritti.

La Procura vuole vederci chiaro e ha ordinato dodici perquisizioni eccellenti, in altrettante aziende del marmo.

Il materiale è stato posto sotto sequestro; libretti di assegni, scritture contabili, chiavette usb, ma anche intere cartelline. Tutto, per il momento, resta al vaglio della Procura in attesa dell’esito dei riesami.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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