La manifestazione
L’INCHIESTA DEL LAPIDEO
CARRARA. Un’inchiesta capillare, come abbiamo scritto più volte, quella portata avanti dalla magistratura e dalla Guardia di Finanza, con l’impressione netta che le carte a disposizione dei difensori...
CARRARA. Un’inchiesta capillare, come abbiamo scritto più volte, quella portata avanti dalla magistratura e dalla Guardia di Finanza, con l’impressione netta che le carte a disposizione dei difensori non siano ancora “tutte” le carte in mano agli inquirenti. E’ il 18 marzo scorso quando il comandante del nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza, il tenente colonnello Adriano Lovito, chiede alla dottoressa Rossella Soffio, titolare dell’inchiesta, di prorogare le intercettazioni telefoniche.
Questo perché, spiega, l’indagine, avallata dalle attività tipiche di polizia giudiziaria (pedinamenti ed appostamenti), lo portano a ritenere che il ricorso a pagamenti in denaro contante, a fronte di commercializzazioni effettuate in violazione degli obblighi fiscali, costituisce “una pratica ricorrente, da parte degli imprenditori del settore lapideo Eugenio Venezia (amministratore unico della Venezia Brokers srl), Nicola Fontanili (socio dello stesso Venezia), e Kapur Munish (imprenditore di nazionalità indiana). In pratica, è a marzo che inizia ad allargarsi il fronte dell’inchiesta. Osserva la Finanza: il 15 e 16 marzo si sono verificati, a Milano, scambi di denaro contante “presumibilmente riconducibile” alle ipotizzate transazioni “in nero”, organizzati - secondo la Finanza - da Eugenio Venezia e Kapur Munish, con la collaborazione - si legge nell’informativa - di Giovanni Simonelli, detto anche "Jonny", addetto all'attività di trasporto con taxi (formalmente, titolare della società è la moglie Luciana Chiesi). Lo stesso Jonny - ricorda la Finanza - ha messo al corrente dell’imminente trasporto sia la propria moglie, che il figlio Andrea Simonelli (che spesso, a detta della Finanza, lo aiuta in questa attività).
Eugenio Venezia, scrive la Finanza, dopo essere stato in viaggio per lavoro ad Hong Kong ed a Singapore, di rientro in Italia, il 16 marzo a Milano Malpensa, ha organizzato e effettuato un incontro a Milano, con tale Amit. Poi Eugenio Venezia si incontra con Giovanni Simonelli; durante il percorso, Venezia, in contatto con l'indiano Amit, passa il telefono al suo accompagnatore Simonelli, affinché questi comprenda bene l'esatto indirizzo dell'incontro. Giovanni Simonelli ha ricevuto, inoltre, l'incarico da Kapur Munish e da Fabio Braccini di effettuare a Milano, il giorno precedente (15 marzo), una consegna/ritiro di denaro, verosimilmente di 45.000 euro in contanti. I contatti telefonici intrattenuti da Giovanni per poter incontrare i soggetti “milanesi” sono stati possibili grazie all'interessamento diretto di tale Fabio Braccini (che non risulta indagato), che ha fornito (a Giovanni Simonelli) le utenze telefoniche delle persone da cui ritirare il denaro, menzionate durante le conversazioni, ossia tali "Suresh" e "Vinit" (poi identificati).
Passiamo al 22 marzo 2013. Vi sono i contatti fra Eugenio Venezia e il suo socio Nicola Fontanili, in relazione ad accordi per la fatturazione del materiale lapideo, venduto dalle loro aziende. Eugenio Venezia specifica i dati da riportare in fattura all’impiegata dell’azienda di Fontanili, tale Monica. Segue una conversazione fra Eugenio e la Venezia Brokers, nel quale Venezia dà disposizioni ad un’impiegata affinché contatti lei stessa la "Monica", per la conferma del peso di ulteriori blocchi di materiale. Eugenio Venezia è intercettato: “Devi devi dare 2 prezzi alla Monica, uno 350 e l'altro 2000... lei capisce, in vece di Kotari viene 1.775 e 300, chiamala subito che almeno fa subito la fattura".
Dopo aver dato queste disposizioni, Eugenio Venezia chiama Nicola Fontanili in Namibia, telefonata dalla quale emerge - osserva la Finanza - che quest’ultimo sarebbe già al corrente degli importi che il suo interlocutore e socio ha fornito all'impiegata, ai fini della compilazione della fattura e, infatti, dice: “Gli ho detto i prezzi perché tu già stavi facendo dei casini” e poi chiarisce: "2000 e 1775, dico male?". Venezia risponde: "Dici bene, però?" e Fontanili: "Ecco, basta, il resto ci penso io, ho già fatto tutto io. Ho aperto, non ti preoccupare poi quando vengo ti dico tutto". E da qui partono le intercettazioni al centro dell’inchiesta che sta sconvolgendo il mondo del marmo.
Da segnalare, peraltro, che le informative della Finanza fanno parte delle indagini preliminari e che, come già messo in chiaro dal tribunale del riesame, proprio nel caso di Nicola Fontanili, ad oggi non sarebbero emersi riscontri di carattere penale: l’eventuale reato fiscale, per tutto quello che riguarda il 2013, si “cristallizza” a settembre 2014. Per ora, siamo solo a ipotesi che potrebbero concretizzarsi in illeciti amministrativi. (m.b.)
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