Sicurezza
Dai traffici di camorra ai rifiuti dell’ex Damas
L’imprenditore della Masan, citata dal pentito Schiavone, era anche titolare della società che portò i container pieni di fanghi tossici in via Longobarda
MASSA. Centinaia di camion carichi di rifiuti di ogni genere che partivano da Massa per raggiungere le discariche abusive che hanno avvelenato mezza Campania. Nella documentazione consegnata dal pentito dei Casalesi Carmine Schiavone alla commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti nel 1997 e de-secretata solo nei giorni scorsi, ci sono inquietanti riferimenti al traffico di materiali inquinanti dalla nostra provincia alle discariche gestite dalla camorra.
Ma ora emerge un elemento in più: Schiavone ha riferito che la società che, a partire dal 1988, trasportava i rifiuti industriali nella discarica Difrabi Spa, a Pianura, in provincia di Napoli, vicino alla riserva naturale degli Astroni era la Masan Srl. E a conferma della sua testimonianza, l’ex boss ha fornito ai commissari i documenti con cui la Provincia autorizzava questi trasporti. Ebbene, il titolare della Masan, poi fallita, era Massimo Dami, imprenditore molto attivo nel campo dello smaltimento di rifiuti. Ma Dami figurava anche come amministratore della Damas Srl. E la Damas è la ditta responsabile dell’abbandono di rifiuti speciali e pericolosi nell’area di via Longobarda a Massa, tra il Cermec e la ferrovia. Si tratta, come ha appurato l’Arpat, di circa 2.500 di materiali tonnellate, stivate all’interno di 42 fatiscenti container, che si trovano in quel luogo dal 2000. Una specie di bomba ecologica, quei container nei quali la stessa Arpat riscontra presenza di piombo, mercurio e cadmio classificando i materiali come “pericolosi”, “ecotossici” e “tossici per la riproduzione”, cioè capaci di provocare malformazioni congenite se inalati o ingeriti. Materiali che, oltretutto, rischiano di diffondersi nei terreni circostanti attraverso il percolato che fuoriesce dalle strutture corrose dal tempo.
Soltanto all’inizio del 2013, in gennaio, esplode il caso dei container dei veleni che riaccende le non sopite paure di un territorio che in fatto di inquinamento e veleni già ha dato troppo. La Provincia corre ai ripari e affida (vedi anche articolo sotto) alla Ecomar il compito di mettere in sicurezza i container.
Ma come arrivano a Massa quesi rifiuti? È la stessa Damas, in una comunicazione alla Provincia a spiegare che si tratta di materiali provenienti da Gioia Tauro, sottoposti a sequestro dalla procura della Repubblica diPalmi e affidati in custodia all’amministratore della Damas. Nel marzo 2004, però, la Damas veniva dichiarata fallita dal tribunale di Torino e chiudeva i battenti. Mentre i container restavano lì, incustoditi e dimenticati.
Damas, nata nel 1994 con sede a Sesto Fiorentino, si occupava di trattare rifiuti industriali, inertizzandoli attraverso un procedimento che consente di inglobare le sostanze inquinanti con la calce, materiale inerte capace di ridurre il potenziale inquinante, per poi smaltire in discarica il prodotto così ottenuto. Nel 1999 allargava le sue attività anche al trattamento di acque, fanghi, liquami e rifiuti solidi.
Massimiliano Dami è comunque un imprenditore molto attivo nel campo dello smaltimento dei rifiuti in varie paerti d’Italia e risulta titolare non solo di Damas e della Masan Srl. ma anche di una terza società: la Ecotest. Il suo nome si ritrova in diverse cronache giudiziarie. Nel luglio 2004, in qualità di amministratore della Masan, veniva arrestato insieme ad altri nell’inchiesta sul gigantesco traffico di rifiuti pericolosi che sarebbe ruotato intorno all’impianto di compostaggio di Magliano Sabina. Viene condannato in primo grado a 4 anni, di cui tre condonati per effetto dell’indulto. Come amministratore della Ecoest Srl, messa poi in liquidazione, è stato indagato a Pescara nell’inchiesta sulla produzione del compost in cui furono trovati idrocarburi e metalli pesanti.
Insomma, Massa Carrara si ritrova ancora una volta al centro di una traffico di rifiuti poco chiaro e, soprattutto, poco tranquillizzante per la nostra salute.
David Chiappuella
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