Il Tirreno

Addio a Ercole Canalini, una vita nel marmo

Addio a Ercole Canalini, una vita nel marmo

Nel mondo le sue sculture nate nello storico laboratorio di Pontecimato: un’attività tramandata di padre in figlio

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CARRARA. Lutto nel mondo del marmo: è deceduto l’altra notte, a seguito di problemi di salute, Ercole Canalini, 74 anni, una vita dedicata all’arte scultorea nel laboratorio di Pontecimato dove l’attività si tramanda di padre in figlio. Da una scaglia informe sapeva trarre figure immortali, le sue opere sono andate ad abbellire molte parti del mondo. Si può dire che Ercole Canalini sia cresciuto a pane e marmo. Prima studente alla scuola professionale Tacca, e poi lavoratore con il padre Bruno in un laboratorio dell’ex sindaco Andrei, infine l’attività in proprio, con il figlio che porta il nome del nonno e che continua la tradizione. Da ragazzo fu anche “a bottega” dal professor Ciardelli che aveva una gipsoteca in località Moretta. Il laboratorio Canalini Ercole Marmi, in via Carriona a Pontecimato esiste dai 1958. Fa lavorazioni artigianali, lavandini in massello, sculture, pavimenti, rivestimenti, colonne, camini, fontane, arte funeraria. «Mio padre – racconta il figlio Bruno – ha creato tante opere, andate in tutto il mondo. Con la sua scomparsa Carrara perde una ricchezza».

Chi lo conosce bene, dice che interpretò in pieno lo spirito di salvaguardia delle Apuane, il rispetto per il marmo, il non voler sprecare nulla, neppure una scaglia. Andava a raccogliere i “sassi” di Statuario e di Calacata nei ravaneti, frammenti di montagna buttati via da altri perché “non blocchi” ma residui dell’escavazione. Quelle scaglie sono diventate sculture: lui le guardava e dalle forme irregolari immaginava come plasmare la materia. Arrivava nel laboratorio e scaricava dall’auto i pezzi, tutti rigorosamente di marmo bianco di Carrara, destinati a diventare arte. Fra le sue opere, la Madonna del lago di Gramolazzo, detta anche la Madonna che cammina sulle acque (alta 2 metri e 30), un’altra Madonna dei pescatori, e un’altra ancora è stata collocata in un centro spirituale nel Casertano: «Doveva recarsi là per inaugurarla – dice il figlio – ma a giugno si è sentito male». Ercole Canalini andava a caccia di beccacce in Lunigiana, eppure amava moltissimo gli animali: questo suo rapporto tutto particolare con la natura lo ha portato a scolpire e anche a dipingere molti animali. I familiari ne custodiscono gelosamente una collezione «invendibile». «Era un uomo libero, nella natura e fra la gente», dicono di lui. «Anni fa – racconta il figlio – l’ambasciata di Mosca gli commissionò un monumento della cagnetta Laika», il primo cane nello spazio. «Mio padre la scolpì guardando una sua foto». Ricordi indelebili di un uomo, che ha “scritto” un pezzo di storia di Carrara. I funerali di Ercole Canalini si svolgeranno oggi alle 15,30 nella chiesa del cimitero di Turigliano.(c.car.)

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