Il Tirreno

Subappalti, tante le ditte “strozzate”

L’allarme e l’indagine di Cna e l’appello a vigilare agli enti locali: «I lavori non vengono pagati e non c’è tutela»

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MASSA CARRARA. Più di 4 imprese artigiane su 10 hanno temuto di dover chiudere la propria azienda, almeno il 30% ha invece preso in considerazione l'idea di farlo negli ultimi due anni. Lo dice una recente indagine di Cna che ha raccolto, insieme alle sempre più marcate difficoltà economiche, la disperazione diffusa delle piccole medie imprese.La crisi morde forte, ma a volte, purtroppo, uccide distruggendo anche il futuro. Tra il 2012 e i primi tre mesi del 2013, 121 persone nel nostro paese si sono tolte la vita per cause legate direttamente al deterioramento delle condizioni economiche personali o aziendali, il 40% in più rispetto al corrispondente periodo dell'anno precedente. Ma la cronaca è - purtroppo - piena ogni giorno di casi di operai ed imprenditori alle prese con l'impossibilità di riscuotere crediti per lavori eseguiti per effetto di "un mostruoso - lo definisce Cna - gioco ad incastro".

Figlio della crisi, a pagare il "gioco" sono sempre i più deboli come le imprese subappaltatrici ed i lavoratori. A denunciare uno stato di profondo malessere per il sistema delle costruzioni che è Andrea Podestà, Presidente degli Impianti di Cna che ha affidato le sue riflessioni in una lettera presentata nel corso dell'ultima presidenza: "Cari Presidenti - ha scritto - il subappalto ci uccide". Purtroppo non si tratta di un esempio figurativo: «Non passa giorno - ha scritto nella lettera - senza leggere o sentire ai tg di colleghi stritolati dalla crisi, sommersi da crediti che non riescono a riscuotere, dalla vergogna di non essere stati capaci di guardare in faccia i propri lavoratori. Spesso però, non è l'incapacità imprenditoriale che porta al gesto disperato, è l'incapacità di un sistema di tutelare gli anelli più deboli della società e della struttura economica».

Il cliché è ben noto a tutti: un committente pubblico o privato affida i lavori ad una ditta che, a sua volta affida ad un'altra ditta o ad altre ditte porzioni di questi lavori con quotazioni che, per logica e con limiti imposti dalla legge, dovrebbero essere più convenienti. Eseguite le lavorazioni il committente dovrebbe pagare la ditta appaltatrice, secondo i termini e le modalità del contratto, e la ditta appaltante dovrebbe pagare le ditte subappaltatrici, ma spesso capita, e succede con frequenza, che la ditta appaltatrice viene meno ai suoi obblighi nei tempi previsti dal contratto di subappalto.

A questo punto il percorso è segnato: la ditta appaltatrice non paga utilizzando mille strategie che vanno dalla contestazione dei lavori o addirittura, se le somme sono considerevoli, alla chiusura della ditta o addirittura al fallimento, un fallimento previsto e a "pancia piena" naturalmente. Alla fine ci rimettono sempre i soliti noti: i piccoli imprenditori in subappalto e i lavoratori che hanno sostenuto l'impresa. «Le ditte che lavorano in subappalto - spiega Podestà - non sono tutelate; per le aziende artigiane e di piccole dimensioni il subappalto è sempre più un'opportunità di lavoro che gli consente di sostenersi e mantenere il proprio personale alle dipendenze. Altre volte invece, il subappalto è l'unica occasione per accedere a lavori, magari nel proprio territorio, di dimensioni più consistenti che da sole e direttamente non avrebbero i requisiti per acquisirli». Ma non è l'unico caso. Spesso l'azienda si è presentata alle gare "ma non è riuscita ad aggiudicarselo".Nel mirino di Cna ci sono i committenti privati, soprattutto però quelli pubblici: «Quando la ditta subappaltatrice non pagata va a reclamare dal committente principale si sente rispondere - spiega Podestà - che ha pagato l'appaltatore per intero, senza contestazioni, e nei tempi previsti dal contratto e che proprio in virtù quel contratto non ha obblighi verso il subappaltatore».

Il committente non ha quindi nessun obbligo nei confronti delle aziende in subappalto ma solo nei confronti dell'azienda che ha vinto e gestisce l'appalto: «E’ evidente - spiega ancora - che questo atteggiamento è frutto di una inesistente e inadeguata tutela per le imprese artigiane che lavorano in subappalto. Un atteggiamento che le imprese non riescono ad accettare da un committente privato, figuriamoci dai committenti pubblici che dovrebbero esigere la tutela per tutta la filiera dell'appalto e vigilare per una migliore regolarità, trasparenza e tutela dei pagamenti per tutti gli attori dell'opera».

Per questo Cna tornerà ad alzare il livello del dibattito portando nei tavoli e negli incontri questa particolare problematica di cui "tutti sono corresponsabili". «Senza impresa e senza lavoro questo territorio non ha futuro; - conclude Cna - gli enti locali dovrebbero garantire la tutela di tutta la filiera».

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