Sicurezza
«Dopo 75 anni di nozze noi ci baciamo ancora»
La storia d’amore di Armando e Rosa: sposi dal 1938, fra difficoltà e soddisfazioni «Il nostro sì alle 6 del mattino, prima di prendere il treno in cerca di lavoro»
CARRARA. «Mi sono sposata con un vestitino lungo, da niente, di quelli che usavo per casa. Alle 6 del mattino, dopo due ore avevamo il treno per Milano. Nemmeno un brindisi, altrochè viaggio di nozze. Domenica saranno 75 anni che siamo marito e moglie e ogni sera, quando ci mettiamo a dormire ci diamo ancora il bacino».
Rosa Bersini ha 95 anni, con il marito Armando Ravelli classe 1918, festeggia le nozze di platino: «E dopo non ce ne sono altre - scherza - sono le ultime».
Un matrimonio indissolubile, celebrato durante la guerra, il 10 novembre del 1938. E qualche suggerimento ai giovani: «Che devono lavorare di più - sostiene Armando - e ricordarsi che sul trono ci si sta mezza giornata per uno».
«Io alle donne direi invece di parlare poco, e ascoltare tanto - replica Rosi, come la chiamano il marito e gli amici - e poi, al momento giusto tirare fuori tutto».
La storia di Rosi e Armando è una storia semplice. Come i suoi protagonisti.
«Ci siamo conosciuti ad Aosta, io, originario di Desenzano mi trovavo lì a lavorare come idraulico per una ditta. La Rosi era impiegata in un cotonificio - racconta Armando - Con un amico andavo a vedere ballare, in una balera che era una capanna di legno: le ho chiesto se potevo accompagnarla a casa, dopo tre mesi ci siamo sposati».
Nozze lampo con il treno da prendere per andare a Milano, dove c’era altro lavoro.
«Ma poi Armando è partito per la guerra è stato in Albania - racconta Rosi - e quello è stato il periodo più duro. Non avevo nemmeno le scarpe, solo le ciabatte, quelle me le ha comprate lui quando è tornato a casa. Quando è partito ero incinta di sei mesi, aspettavo Adriana e avevo già il primogenito, Giovanni: è tornato che la bimba camminava».
Una vita piena di difficoltà che Rosa racconta con semplicità, seduta al tavolo della sua cucina, dove si diffonde il profumo di ragù con i funghi: «L’ho preparato io - spiega - ho sempre cucinato bene, mia madre era cuoca. Abbiamo i nostri acciacchi ma lo stomaco è ancora forte e io continuo a preparare gli stessi piatti, anche se si mangia molto meno».
«Quando Armando era in guerra io facevo un po’ di faccende per un farmacista che abitava accanto a noi: la moglie si era buttata giù dal Duomo. Sono andata avanti con fatica, ma che gioia quando è tornato».
E “la Rosi” come dice con una punta di orgoglio il marito è sempre stata una donna seria: «Ricordo che quando gli uomini tornarono dalla guerra alle donne che avevano tradito a Milano tagliarono i capelli e misero la pece in testa. Le ho viste passare sotto il nostro balcone». Dopo i momenti difficili per Armando e Rosi arrivano anche quelli migliori: l’appartamentino a Milano, in zona San Siro e, nel 1970 il trasferimento a Carrara dove Armando ha lavorato per anni come idraulico.
«Qui ci siamo trovati bene e c’era lavoro - dice Rosi - Ma è anche vero che noi abbiamo un carattere tanto tranquillo che stiamo bene da tutte le parti».
Il loro amore li ha sorretti nei momenti duri e adesso, che la vecchiaia si fa sentire («Ho ancora la patente- dice Armando - ma non usciamo più di casa») è ancora ben vivo. E li tiene più uniti che mai
Basta guardare il ciondolino, un piccolo cuore d’oro, che Rosi porta al collo, regalo di Armando, per l’ultimo anniversario. Hanno due figli sposati da quarant’anni, sei nipoti e sette pronipoti e quasi duecento anni in due, ma, quando si guardano negli occhi sembrano ancora quei ragazzi che si sono incontrati nella balera di Aosta, 75 anni fa.
«Ci voleva il fotografo per farmi dare un bacino», scherza Rosi quando il marito la abbraccia e si mette in posa, con un bacio fuori programma. «Eppure aggiunge mi ha fatto anche arrabbiare - conclude - , ma la nostra vita è stata così, sempre insieme e le soddisfazioni sono state sicuramente molte di più».
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