Il Tirreno

Alluvione 2012, aziende mai risarcite

di Manuela D’Angelo
Alluvione 2012, aziende mai risarcite

Massimo Pedrinzani racconta il dramma delle 145 ditte della provincia che ancora aspettano i soldi da Sviluppo Toscana

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MASSA. Si avvicina l’anniversario dell’alluvione che colpì la zona di Ricortola a Marina di Massa e nella parte alta di Massa tutta Romagnano e le Colline del Candia e per le aziende del territorio è un triste bilancio, perché ad oggi i risarcimenti alle imprese sono pari a zero.

Una testimonianza per tutte quella di Massimo Pedrinzani, titolare del centro curvatura e falegnameria di via delle Pinete; uno dei più grandi e importanti della zona, almeno fino all’11 novembre del 2013: «E’ passato un anno e dalla Regione devono arrivarmi 200 mila euro- spiega Pedrinzani- ; già ottenerli è stato un traguardo, ma saperli bloccati, pronti per essere trasferiti e fermi per questioni burocratiche è un tormento, un’ingiustizia che nessuno di noi piccoli imprenditori si merita».

Nella condizione di Pedrinzani ci sono 145 aziende della provincia di Massa Carrara rientrate nel bando che la Regione emanò per la richiesta di risarcimenti danni post alluvione e che avrebbero dovuto usufruire di una parte di quei 110 milioni di euro, stanziati per l’emergenza di tutti i territorio alluvionati della Toscana, e presenti nel conto corrente della Banca d’Italia

. Le pratiche burocratiche, racconta Pedrinzani, furono infinite, la lentezza della macchina amministrativa indescrivibile, costose le spese per le perizie sui danni ricevuti: «La mia azienda ebbe un danno di 268 mila euro, di cui finanziabili il 75% a fronte di un cofinanziamento richiesto di circa 68 mila euro che loro pretendono di vedere subito, mentre io devo ancora ottenere la prima trance dei soldi dei rimborsi».

E mentre il cane si morde la coda, perché le banche non concedono liquidità e Sviluppo Toscana non sblocca i finanziamenti, le aziende chiudono. Alcune, dice Pedrinzani, pare abbiano già rinunciato ad ottenere i rimborsi e impossibilitate ad andare avanti chiuderanno entro la fine dell’anno.

Insomma il malato che muore in attesa che gli venga somministrata la medicina. Intanto si fermano anche i possibili lavori da prendere, le opportunità da cogliere, le commesse da ottenere: «Ero una delle aziende più conosciute in Italia, lavoravamo molto all’estero, avrei festeggiato l’11 febbraio 20 anni di apertura; aspetto macchinari all’avanguardia che mi sarebbero dovuti arrivare in questi mesi, ma che non so più come pagare o dove sistemare; siamo partner di un progetto nazionale per il lancio di un prodotto innovativo, vantiamo fiere in Libia, lavori per la Francia, contatti in Indonesia, una commissione importante in Cina per la costruzione di un grande albergo. Ma si è fermato tutto: se le istituzioni non mi fanno ripartire, pur avendo il lavoro, sarò costretto a fermarmi».

Anche per questo motivo la Confartigianato e la Confcommercio hanno organizzato un incontro con Sviluppo Toscana per fare il punto sul futuro delle aziende. A questo incontro, previsto entro la fine del mese, porteranno i risultati di un sondaggio che hanno effettuato in questi giorni sulle aziende del territorio, in cui sono state chieste informazioni sulla salute delle imprese, sull’accesso al credito e sugli intoppi burocratici.

Le categorie chiameranno a rapporto anche i sindaci di Massa e Carrara con l’obiettivo di mettere pressione a Firenze e sensibilizzare la Regione alla causa delle aziende locali.

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