Sicurezza
Gli anarchici: ci spetta una sede adeguata
I libertari auspicano di poter rientrare al Politeama (c’erano dal dopoguerra) «Lo Stato? Sta giocando sporco scatenando una guerra fra poveri»
CARRARA. Si chiude oggi il XXVIII Congresso della Federazione Anarchica Italiana, iniziato venerdì e che ha avuto luogo nei locali della ex scuola elementare in via Adua a Torano. Un centinaio di federati provenienti da tutta Italia e il delegato, quest'anno francese, della federazione internazionale, si sono dati appuntamento qui sulle apuane, dove la Fai è stata fondata nel 1945, subito dopo la fine del secondo conflitto mondiale. La sede certo non è più la stessa, dopo il cedimento dello storico Politeama gli Anarchici hanno dovuto spostarsi in un piccolo fondo in Piazza del Duomo e trasferire l'intera biblioteca qui a Torano. «Per il cedimento del Politeama c'è un processo in corso - afferma dalla federazione carrarese Italino Rossi - ma noi rivendichiamo la nostra sede lì, come ci fu consegnata alla fine di una guerra che ha visto i partigiani anarchici in prima linea».
Ma se il palazzo, come qualcuno mormora, non tornerà più ad essere agibile?
«Chiederemo una sede adeguata alle nostre esigenze - sottolinea Rossi - come ci spetta di diritto».
Molti i temi toccati, informa Emiliano Benda, segretario dimissionario (come accade ogni anno perché, si tiene a sottolineare, gli incarichi della federazione non sono affatto politici e verticistici, ma puramente tecnici e organizzativi): «Abbiamo preso atto - afferma - che il movimento è sano ed ha una tenuta ben più forte di tutti quei partiti politici di sinistra che hanno visto un calo di adesioni».
Il segreto, forse, sta proprio nel carattere libertario di un movimento che non ammette gerarchie e promuove l'autorganizzazione dal basso in una società che, causa la crisi economica, vede arricchirsi sempre di più i ricchi e impoverire i più poveri.
«L'economia è un gioco a somma zero - sottolinea ancora Benda - la repressione si acuisce e, se un tempo si governavano i popoli con bastone e carota adesso, allo Stato è rimasto solo il bastone».
Lotte frontali in Val Susa contro l'altà velocità, a Fara Sabina contro la discarica, in Sicilia avversi al Mous, ma gli anarchici sanno essere anche propositivi, rivendicando il diritto alla casa e al lavoro, creando realtà “altre” in più parti d'Italia, autorganizzandosi insieme alle popolazioni locali, come avviene ad esempio a Spezzano Albanese, in Calabria, dove sono assemblee pubbliche a dare imput alla giunta. Ancora, sopperire alle attuali mancanze del welfare conl'apertura di scuole libertarie e servizi sociali, farsi partecipi delle lotte per il diritto alla casa infine, come sempre, antimilitarismo e antirazzismo: «Siamo convinti - prosegue Benda - che lo Stato stia facendo un gioco sporco, scatenando una guerra tra poveri. Convincendo le popolazioni che l'immigrato sia la causa della mancanza di lavoro, si impedisce ai lavoratori, al di là della propria provenienza geografica, di unirsi per combattere insieme contro lo sfruttamento del lavoro, che avviene a tutti i livelli e che, con la legge Bossi-Fini, rende il lavoratore straniero quanto mai ricattabile, utile al capitale, in quanto costretto a rinunciare ai propri diritti sotto la minaccia della detenzione in un Cie e la perdita del permesso di soggiorno».
Barbara Monaco
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