Attenzione
Borghi terremotati, zone rosse revocate
Il sindaco: «Ma a Castello di Regnano la chiesetta resta off limits». Sulle pietre franate i vincoli della Soprintendenza
CASOLA. Ci sono voluti tre mesi di calvario e di paura mentre la terra continuava a tremare, ma alla fine sono tornati lentamente a rivivere i borghi di Casola che erano stati dichiarati “zone rosse”, cioè inabitabili per le condizioni di pericolo venutesi a creare dopo il terremoto del 21 giugno scorso (a cui sono seguite fino a pochi giorni fa, numerosissime scosse di minore entità). La frazione di Castello di Regnano, a un passo dal cielo, era stata abbandonata in tutta fretta il 21 giugno, dal pugno di famiglie che non avrebbero mai voluto andarsene da quel paesino delle pietre a vista con cui sono costruite le case.
«Da circa un mese la frazione si è rianimata, ma non nella parte finale dove c’è l’antica chiesa diroccata di Santa Margherita», spiega il sindaco Riccardo Ballerini. «Due o tre case un po’ più avanti della chiesa, sono ancora inaccessibili, ma nelle altre la gente è ritornata». Si cruccia per la chiesetta, che sta a cuore agli abitanti e alla Compagnia culturale del Guiterno che nel luglio scorso lanciarono un appello per il recupero del tempio religioso che risale all’anno Mille circa. Il terremoto del 1920 le inflisse la prima grande ferita e poi il tempo ha fatto il resto, fino al sisma di quest’anno che è stato il colpo di grazia.
«Con un finanziamento europeo di circa 200mila euro – dice il sindaco – abbiamo fatto interventi sulla viabilità, ma con la chiesetta ora siamo bloccati». E sì, proprio tutte quelle pietre franate sotto l’inclemenza del terremoto di giugno, sono adesso sotto il vigile occhio della Soprintendenza ai monumenti storici e della parrocchia proprietaria della chiesa. E pare che quelle pietre dovrebbero essere tutte numerate, una ad una, secondo le norme sulla conservazione. «Saranno almeno trecento – spiega Ballerini – e penso che per un’operazione del genere, occorrano degli esperti. Come farebbe il Comune a sobbarcarsi il costo? Si era pensato di prelevarle con una pala meccanica per depositarle intanto all’interno della chiesa». Precisa che non c’è ancora nulla di certo, nulla di scritto su cosa dovrà essere fatto. «Anche l’arco di pietra rimasto, dovrebbe subire interventi».
Ma le preoccupazioni del sindaco di Casola, sono anche per le famiglie che ancora non hanno potuto rientrare nelle case dichiarate inagibili dopo il sisma. Secondo dati risalenti all’agosto scorso, a Casola c’erano 1051 abitazioni completamente o parzialmente inagibili, con 337 famiglie evacuate (691 persone). Oggi, Ballerini ha un quadro più rassicurante: «Tante case sono state messe in sicurezza in poco tempo, ma ci sono ancora una ventina di nuclei familiari (per lo più singole persone o coppie di anziani) che hanno trovato alloggi in affitto, un paio fuori dal comune. Affitti da pagare, e ristrutturazioni da fare. Un costo per le famiglie».
Il commissario delegato per il post terremoto, Giovanni Menduni, è in contatto continuo con il sindaco, e la popolazione viene aggiornata. «Ma per ora, – commenta Ballerini – i lavori nelle case se li devono fare a loro carico i cittadini, e in quanto al Comune, attendiamo finanziamenti: abbiamo fatto le somme urgenze sulla viabilità, c’è un secondo elenco di interventi. Il bilancio comunale era abbastanza in ordine ma il terremoto lo ha stravolto; abbiamo speso 300mila euro per l’emergenza». Menduni con ordinanza del 18 ottobre scorso ha garantito a Casola a parziale copertura dei costi degli interventi urgenti, la somma di 127.810 euro. «Ma – dice il sindaco – non li abbiamo ancora materialmente ricevuti. Credo avverrà a breve». Intanto, come Regnano Castello, le zone di Codiponte e Ugliancaldo, non sono più “rosse” dopo la messa in sicurezza. «A Ugliancaldo ci sono ancora alcune situazioni precarie, ma si è fatto il lavoro più grosso, al palazzo che inficiava l’accesso alle case di alcune famiglie».
Ballerini pensa ai bilanci delle famiglie e a quelli del Comune. «Per la gente ci vorrebbe un ente, tipo la Fidi Toscana, che anticipasse, con agevolazioni, i soldi per i lavori». Mentre per il Comune il problema ha due facce: «Le case inagibili pagheranno il 50% di Imu e zero di Tarsu. Abbiamo calcolato che come ente locale incasseremo circa 300mila euro in meno nel 2014. Eppure continuiamo a garantire gli stessi servizi pubblici al cittadino, e a tariffe invariate da 7-8 anni. Se il prossimo anno lo Stato non farà manovre di riequilibrio, per un Comune piccolo come questo saranno dolori. Il terremoto ha aperto una partita molto difficile. In più c’è la tassazione: per la Tarsu sono previste agevolazioni o esenzioni per casi specifici, ma l’innalzamento che scaturisce dal decreto Monti, grava molto sulle imprese, soprattutto sul commercio: per questo settore che conta a Casola una decina di attività abbiamo preso un impegno preciso, cioè dare contributi finanziari. Non so ancora come, ma la volontà c’è». Come la volontà di sentire di nuovo suonare le campane nella chiesetta sul cucuzzolo di Regnano.
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